Recensione di: Buen Camino (2025)
Regia: Gennaro Nunziante
Cast: Checco Zalone, Beatriz Arjona, Letizia Arnò, Martina Colombari

foto di: Il Messaggero
Trama:
Un padre lascia la sua zona di comfort per cercare sua figlia scomparsa sul Camino de Santiago. Durante il suo pellegrinaggio scopre molto più di semplici indizi: ritrova sé stesso.
Introduzione:
All’annuncio di questo nuovo film fatto dallo stesso Zalone devo ammettere di aver storto il naso. Non penso si necessitasse dell’ennesima commedia dai toni demenziali, ma poi ho pensato alla cinematografia di quest’uomo e alle critiche che lancia nei suoi film. A quella satira che nasconde come l’italiano medio si confronta o reagisce a determinate situazioni.
Ammetto che il mio pensiero è caduto sull’ultimo film di Zalone: Tolo Tolo (2020), che catturò la mia persona, facendomi commuovere e arrivando a catturare la mia attenzione essendo una commedia riflessiva e non dedita al solo intrattenimento.

foto di: La Nuova Bussola Quotidina
Recensione:
Il film non era sicuramente quello che attendevo di più quest’anno e non ha nemmeno attirato così tanto la mia attenzione: ero indifferente.
Inoltre, la trama sicuramente non ha aumentato la mia appetibilità al film, ma ha fatto il percorso inverso: ha creato quasi una sorta di ribrezzo in me. Perché si: la banalità che si può trovare nella parte iniziale della mia recensione è proprio tutto ciò che questo film ha da raccontare, nulla di più e nulla di meno. Si chiude qui la parte narrativa del film. Se nelle precedenti sue pellicole Zalone era riuscito a dipingere un qualche tratto della personalità media italiana, in questo non riesce a scorgere quei tratti e crea un film che funziona in maniera unidirezionale: una commedia intrattenente.
Premetto: non ci sono problemi nel creare un film di questo genere o ad apprezzarli. Il problema si riversa sulla mia persona e sul mio modo di intendere il cinema (anche comico). Per me quest’arte deve parlare allo spettatore, lasciargli qualcosa: che sia una morale o che sia un quesito. L’ultima fatica firmata dalla coppia Nunziante-Zalone non mi ha permesso di avere il lusso di avere un interrogativo dopo o semplicemente di esser rimasto con una morale e questo fattore (avviso per motivi di coerenza con quanto commentato su questo sito) ha influito molto sul mio giudizio; valuterò il film come una commedia, ma nel cinema (specialmente un po’ più datato) anche le commedie hanno dei valori, le capacità narrative o le potenzialità per lasciare qualcosa allo spettatore.
La trama è banale, ma come del resto i film passati dell’attore pugliese. Solo che questa volta la sua banalità non prova a complicarsi o a evolversi, rimane abbastanza piatta trovando delle evoluzioni narrative solo sul fronte del protagonista. Non si sente la voglia di evolversi e si punta sulla formula semplice: cerchiamo di far ridere lo spettatore con degli sketch comedy e fingiamo che il nostro protagonista stia imparando qualcosa. E in parte la formula funziona, ma risulta ripetitiva. Il problema del panorama cinematografico italiano risiede proprio in ciò: l’impossibilità di fare film impegnati se non per poche rare eccezioni che nel migliore dei casi vediamo in 4. Il cinema italiano ormai soffre la reputazione delle commedie scadenti, della stessa minestra riscaldata solo con personaggi diversi e battute leggermente diverse, ma con il medesimo sfondo.
L’eccezione non la fa questo film di Zalone che ripropone la solita storia del milionario che sbaglia nel suo percorso e perde un valore (in questo caso specifico: la figlia) e che deve fare qualcosa per riprenderlo (nel campione preso in esame: il cammino di Santiago). Cambia le atmosfere, ma non prova a cambiare la sostanza. Non ci prova e non vuole.
Viene trattato in maniera discreta il cambiamento di Checco che durante il suo pellegrinaggio ritrova alcuni valori perduti durante la sua vita agiata. Capisce e ritrova il senso di comunità, di aiuto al prossimo e riesce ad amare le piccolezze che la vita offre. Peccato che tutto questo moralismo avviene nell’ultimo terzo di pellicola.
Le sottotrame sarebbe un eufemismo dire che sono nulle, la pellicola non prova a darsi tridimensionalità, si accontenta di rimanere nella sua comfort zone, non prova a giocare altre carte. Si accontenta di quel suo esser un film di poco conto, l’ennesima commedia in un mare pieno.
Inoltre, il film ricorda troppo Sole a Catinelle (2013), la trama è identica quasi per filo e per segno (se si escludono le ambientazioni e la classe sociale dei protagonisti che sono quasi specchiate), non ha grandi cambiamenti e il tutto lo rende estremamente banale, durante la visione del film potreste mettervi a tirare ad indovinare come la trama si evolverà e vi assicuro che: 9 volte su 10 indovinerete.
Un altro punto critico riguarda la caratterizzazione dei personaggi che, eccetto per Checco Zalone, risulta inesistente. Non si trova mai un personaggio che si sposti dalla propria area tranne il protagonista.
Faticano a rimanere impressi i personaggi per il loro piattume.
Punto positivo riguardante i personaggi è il personaggio di Checco che riesce a raggiungere i suoi scopi e in mezzo riesce a crescere, ad imparare dai suoi errori e ad apprezzare maggiormente ciò che ha. In mezzo possiamo percepire quasi una sorta di pentimento per la fortuna da lui ereditata. La cosa che non rende del tutto apprezzabile la sua crescita e la velocità con la quale essa avviene. Il grosso del cambiamento si percepisce solo nella parte conclusiva del film: nella parte centrale poche volte vediamo effettivamente un uomo migliore o semplicemente interessato alle motivazioni della figlia.
Risultano mal poste le relazioni tra i personaggi. Possiamo dire che funziona quello tra padre e figlia, ma anche qui: trova un punto di svolta solo nella parte conclusiva della pellicola rendendo inutile il resto del film. Non ha uno sviluppo progressivo e fatica ad esprimersi pienamente, ma alla fine trova una conclusione che può far commuovere.
Aberranti sono i dialoghi che raramente trasmettono emozioni. Troppi doppi sensi che rendono anche noiose determinate battute, sequenze dialogate piatte: introdotte e messe solo perché necessarie a colmare momenti vuoti. Non aggiungono niente alla trama o alla crescita dei personaggi o in generale al film.
Funzionano gli sketch comedy che aggiungono un po’ di humor al film che altrimenti risulterebbe addirittura noioso. Molti fanno ridere, ma molti altri servono solo a creare atmosfera. Spesso si arriva ad abusare di questa comicità e risulta stucchevole.
foto di: Il Mattino

Conclusione:
È il miglior film di Zalone? Assolutamente no. Spesso il film risulta veramente campato in aria, senza un ragionamento dietro e molti parti risultano stucchevoli o superficiali. I personaggi non attirano mai veramente lo spettatore e la comicità utilizzata spesso non ha quella grinta in più necessaria a rendere il film più appetibile.
Nonostante la scarsezza del film, son contento che stia portando profitti importanti per le sale cinematografiche italiane, arrivando a superare il terzo capitolo di Avatar e arrivando addirittura a superare sé stesso. Zalone è un fenomeno per il pubblico italiano e io voglio che questo pubblico possa trovare la risata tramite i suoi film.
Il mio voto: 5.5
A cura di: Alessandro Molteni
Pubblicato il: 06.01.26
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