Recensione di: Cime Tempestose (2026)

Regia: Emerald Fennel

Cast: Jacob Elordi, Margot Robbie, Owen Cooper, Charlotte Mellington, Alison Oliver, Shazad Latif, Hong Chau

Trama:
La storia d’amore proibita e passionale tra Cathy (Margot Robbie) e Heathcliff (Jacob Elordi) che presto si trasforma in ossessione.

Foto di: ComingSoon.it 

Introduzione:
Devo ammettere, di questo film sapevo poco prima della pubblicazione del primo trailer e delle dichiarazioni della regista (conosciuta soprattutto per Saltburn) e devo anche dire che onestamente del film mi interessava molto poco, non avevo grandi aspettative. Inoltre, le dichiarazioni della Fennel che diceva che il film non sarebbe stato fedele al romanzo del 1847 e quindi per me il progetto poteva pure non vedere la mia presenza in sala, ma la vita è piena di imprevisti e quindi un lunedì sera mi sono diretto in sala per vedere la pellicola (diciamo che l’imprevisto ha un nome e un cognome: Margot Robbie).

Foto di: SkyTG24

Recensione:

Partiamo abbastanza diretti: il film mi è piaciuto? No, onestamente non mi ha entusiasmato. Ci sono diverse problematiche e molte di queste si trascinano dietro per tutta la durata di esecuzione. 


Partiamo forse dall’anello della catena più debole, ovvero la trama. Il film soffre una frammentazione totale della sceneggiatura (che manco a dirlo non è fedele all’opera originale, ma a questo ci arriviamo), punto che non viene agevolato dal montaggio, dalla struttura dei personaggi o dalla linearità dei dialoghi. 


Partiamo dalla frammentazione e dalla difficoltà nel seguire il montaggio. La prima parte del film ha sequenze che sono totalmente distaccate, scollegate tra di loro, che rendono difficoltoso lo scorrere del film e che lasciano lo spettatore confuso e con molti interrogativi che non vengono minimamente risolti. Si viene bombardati di informazioni che tuttavia non hanno un seguito, vengono gettate allo spettatore, ma non approfondite. Altre informazioni invece vengono introdotte e approfondite in una maniera quasi morbosa rendendo il film troppo difficile da seguire e rendendo una possibile preparazione letteraria vana. Anche nel primo atto del film ci sono troppe incongruenze con il prodotto letterario rendendo i due lavori totalmente differenti. Il titolo sembra quasi un pretesto per scrivere l’immaginazione di un autore su un’opera. Potrebbe essere tranquillamente una riscrittura. 


La trama, come detto sopra, non ha una struttura definita e soffre particolarmente lo stravolgimento che subisce l’opera originale. Uno dei dettagli più significativi del romanzo è la tossicità dell’amore tra Heathcliff e Cathy che si ripercuote su tutta l’opera letteraria, la Fennell decide che la tossicità del rapporto si deve vedere solo e unicamente nel momento del distacco definitivo tra i due personaggi. Durante la consumazione del loro rapporto (non presente nell’opera di Brontë, infatti il libro non ha mai spezzoni sessualmente espliciti) non è presente il marcio, sembra tutto perfetto, tutto vivido e magnifico. Invece il romanzo preme molto sulla forza psicologica di Heathcliff che opprime Cathy per tutto il tempo che trascorrono insieme. Si ignora totalmente l’etnia di Heathcliff (nel libro, infatti, viene descritto come un bambino di pelle scura. Jacob Elordi evidentemente non è scuro di pelle) e quindi si decide deliberatamente di passare sopra ad uno dei motivi per la quale i due non possono consumare il loro amore scegliendo di mettere in luce unicamente uno dei punti. 
Questo punto viene cambiato con dei problemi economici inesistenti nel libro. La famiglia Earnshaw non è in rovina, né in miseria.

 

Viene trattato male anche il tema della vendetta e ciò per colpa della mancanza di due personaggi fondamentali del romanzo: Hindley e Hareton. Il primo determinante per la degradazione di Heathcliff e per l’innesco della sua spirale, il secondo determinante nel tassello finale dell’opera (sulla quale torneremo). Eliminando i due personaggi la Fennell decide di semplificare in maniera quasi ridicola l’ingranaggio maniacale della vendetta romantica, eliminando la parte più corposa del romanzo. Rendendo così la vendetta tra i due una questione legata semplicemente alla tossicità del degrado del loro rapporto. 


Seconda parte che bistratta l’innamoramento tra i due riassumendolo in una serie di sequenze sessuali. Nel romanzo originale i due a malapena si baciano, nell’opera di Emerald Fennel i baci non si contano quasi più, diventano il gesto meno esplicito. I baci presto lasciano spazio a scene di sesso quasi esagerato che distolgono l’attenzione su ciò che dovrebbe essere la tossicità del rapporto tra Cathy e Heathcliff. Il tutto culmina in momenti in cui il consenso viene meno, i rapporti si trasformano in vera violenza sessuale oltre a una forte violenza psicologica. Soprusi che possono essere apprezzabili a livello di messa in scena, ma che nuovamente ignorano la realtà dell’opera magna dell’autrice inglese. Questa veemenza è concepita in una maniera totalmente diversa e su personaggi totalmente diversi, con un degrado che non viene mostrato o spiegato (vittima dell’eliminazione totale di due personaggi fondamentali come spiegato). 


Mancano inoltre tutte le sottotrame legate allo status economico e sociale dell’Inghilterra del 1801 (anno di ambientazione del romanzo), manca tutta la forza politica e la critica che Brontë cerca di mandare avanti nelle pagine della sua unica opera. 


Un altro immenso problema del film è il rapporto tra i personaggi che anche in questo caso sono vittime di una semplificazione estrema. Per comprendere meglio in che modo vengono banalizzati i personaggi dobbiamo farci nuovamente al romanzo di Emily Brontë: innanzitutto bisogna ricordare che il romanzo Cime Tempestose prevede una seconda generazione che trattiene in traumi della prima (che è la protagonista di questa pellicola) e scatena un meccanismo di vendetta e degrado progressivo e non immediato (come viene mostrato dalla Fennel). Inoltre, risulta impossibile allo spettatore capire il lento decrescendo che determinati personaggi hanno, e ciò accade per l’eliminazione di Hindley e Hareton e la modifica del personaggio di Nelly Dean (Hong Chau). 
Su Nelly mi soffermo particolarmente: nell’opera originale il suo ruolo è centrale, è mediatrice, giudice. Agisce per salvaguardare la salute dei due, per aiutarli a scegliere il meglio. Nel film ha tutt’altro ruolo, è silenziosa quando deve parlare, agisce quasi da torturatrice dei due innamorati, non ha pietà, fino alla fine del film quando il danno è fatto, quando l’anima di Cathy è già dannata. Nel libro il suo ruolo funge da legante, nel film non ha una funzione vera e proprio, agisce quasi più da antagonista. Ciò sposta gli equilibri e leva un legame fondamentale tra Heathcliff e il personaggio interpretato da Margot Robbie. 
A rincarare la dose c’è il già ampiamente criticato rapporto tra i due protagonisti. Sbagliato nella genesi con la loro tossicità che non si sente quasi per nulla e ancor più errato nel suo sviluppo che prevede lo sfocio sessuale non concepito. Sposta così l’attenzione sul problema che la Brontë voleva mettere al centro su una semplice storia d’amore tra due destinati, ma che per vari problemi di ordine sociale, non possono amarsi. 
Viene cambiata la natura violenta di Heathcliff, viene quasi reso più buono, più aperto al dialogo. Nel romanzo è un bruto e ciò fa si che i rapporti diventino più dolci. La violenza che il romanzo percepisce è sia psicologica (mostrata in maniera accettabile nel film) che fisica (assente quasi totalmente nel film). La mancanza della brutalità di Heathcliff modifica in parte l’andamento della sua vendetta e quasi radicalmente il rapporto con Isabella (Alison Oliver). E modificherebbe anche i rapporti di quel 60% che Emerald Fennel sceglie deliberatamente di scartare (la parte riguardante le seconde generazioni).

 
Superfluo dire che la caratterizzazione dei personaggi è pressoché nulla, inesistente. Anche i protagonisti sembrano quasi statici, la loro caratterizzazione consiste principalmente nella scoperta del piacere erotico, ma viene totalmente ignorata l’evoluzione della vendetta e il degrado di Heathcliff. Cathy menomale ha un minimo di approfondimento sul suo marcire interiormente (per quanto non sia graduale, ma abbastanza diretto), Heathcliff al contrario non ha questa fortuna, diventa cattivo e basta, senza una spiegazione. 


Personaggi secondari invece pressoché inesistenti, non hanno spessore. Vengono gettati sullo schermo e aspettano di fare qualcosa, di avere un loro momento. 


Dialoghi ridicoli e assurdi che mischiano parole appartenenti a un gergo giovanile ad altre appartenenti al XIX secolo. Frasi al limite del ridicolo che si alternano ad aforismi provenienti direttamente dal libro. Inoltre, non offrono alcuno spunto di miglioramento per i personaggi.


A completare le cose che non funzionano c’è sicuramente la colonna sonora. Musiche che non ricreano l’atmosfera del libro e che sono pop allo stato puro, perdendo quindi ogni singola capacità di creare atmosfera, di farci percepire le emozioni che la scena vorrebbe trasmettere.


Leggendo la recensione il mio caro lettore potrebbe chiedersi se esistano dei punti che salvano questo film. E la risposta è un secco sì. 


Il film si salva soprattutto per quanto riguarda il lato tecnico. La fotografia risulta incredibile, i colori saturi si scontrano alla perfezione con i colori vivi e accesi della natura. L scuro (che rappresenta la tristezza di Cathy) lascia spazio alla luce (a rappresentare i momenti di felicità del protagonista interpretato dalla Robbie) creando un connubio perfetto di emozioni contrastanti. 
Risultano interessanti anche alcune scelte registiche, come i piani sequenza o l’impostazione dell’incipit della storia (totalmente diverso dal romanzo, ma pur sempre funzionale. 


Altro fattore da non sottovalutare è la recitazione dei membri del cast che vede tra gli altri una Margot Robbie decisamente migliorata sotto il punto di vista recitativo. 


Infine, lodevole i costumi, che seppur sbagliati a livello temporale (mischiano troppe epoche e richiamano troppo l’epoca vittoriana e la belle époque) colpiscono nel segno. 

Foto di: MYmovies.it

Conclusione:

Il film ha troppi difetti, ma trova la sua fortuna nel compartimento tecnico che salva la barca. A me il lavoro della Fennel sembra quasi un tentativo di unire due prodotti totalmente differenti; infatti, il film unisce diversi elementi visti in Saltburn con quel che rimane della trama del romanzo di Brontë. L’idea, che all’apparenza può sembrare buona, risulta un connubio impossibile da comprendere e difficile da apprezzare poiché si assiste a una accozzaglia di prodotti che risulta difficile il godimento del prodotto. 


Come detto, il film lo si salva per il compartimento tecnico.

 

Il mio voto: 6

 

A cura di: Alessandro Molteni

Pubblicato il: 19.02.26

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