Recensione di: Dracula – L’Amore Perduto (2025)

Regia: Luc Besson 

Cast: Caleb Landry Jones, Zoe Sidel, Matilda De Angelis, Christoph Waltz, Ewens Abid

foto di: Alessia Pizzi

Trama:

Transilvania, XV secolo. Il principe Vladimir, dopo la perdita improvvisa della sua amata, rinnega Dio, ereditando così una maledizione eterna: diventare un vampiro. Condannato a vagare nei secoli, sfida il destino e la morte stessa, guidato da un’unica speranza: ritrovare l’amore perduto.

 

Introduzione:

L’anno della rinascita dei mostri gotici. Si potrebbero quasi definire così gli ultimi 12 mesi cinematografici per il quantitativo di film dell’orrore usciti in sala. Passando da Nosferatu (2024, Robert Eggers), sulla quale torneremo nel corso della recensione, arrivando fino agli ultimi due fenomeni cinematografici: Dracula – L’Amore Perduto e Frankenstein (2025, Guillermo del Toro).

Il film era stato presentato al festival del cinema di Roma e sarà per il regista (conosciuto per capolavori come Léon, 2004; Il quinto elemento, 1997; Arthur e il popolo dei Minimei, 2006), sarà per il cast pieno di nomi altisonanti come il pluripremiato Christoph Waltz o la stella emergente del cinema italiano Matilda De Angelis, ma avevo aspettative alte su questo film e mi aspettavo potesse competere con Frankenstein o con Nosferatu. Inoltre, il materiale di partenza era molto valido (Dracula, 1897, Bram Stoker) Come teorizza Macchiavelli nel suo trattato Il Principe la realtà è ben lontana dall’utopia. 

foto di: MPCVFX

Recensione:

Il film è pieno di alti e bassi che rendono purtroppo il film una montagna russa difficile da capire o da apprezzare fino in fondo. 

Uno dei punti che gioca più a suo sfavore è sicuramente la lentezza della trama. Il film ha due momenti ben distinguibili, con due ritmi di narrazione distinguibili e quasi due maniere diverse di trattare il medesimo tema e in questa sua separazione riesce a perdere l’attenzione dello spettatore e, in alcuni punti, annoiare. Non ha mai dei veri punti di tensione, è tutto parecchio prevedibile o addirittura banale. Non riesce mai veramente a mettere lo spettatore nelle condizioni di provare tensione ma solo quasi una soporifera noia. 

Noia data, secondo me, da una sceneggiatura parecchio insipida e problematica che non approfondisce mai i sotto temi e si concentra perennemente solo su un argomento: la ricerca dell’amore del conte. Lo stesso argomento era già stato visto da Eggers nel suo Nosferatu ma in quest’ultima opera la trama era arricchita da un minimo di suspence e venivi messo nelle condizioni di provare un minimo di tensione per il protagonista. Lo stesso discorso, come anticipato poche righe fa, non si può fare per la fatica di Besson che cerca quasi di distogliere il focus dagli altri personaggi e accentrarlo solo sul personaggio di Dracula (Caleb Landry Jones) distogliendo l’attenzione del personaggio, che almeno nel libro, è considerabile il protagonista: Jonathan Harker (Ewens Abid). 

Un altro punto che ahimé gioca a sfavore di questo film è la quasi totale assenza di sottotrame appetibili o un minimo interessanti. Il film viene sviluppato solamente su un singolo piano che viene trattato pure maluccio. Non ha mai veramente un punto interessante, non ha mai dei veri momenti comici o drammatici e ciò amplifica il sentimento di noia che lo spettatore può provare. Inoltre, il film in più punti allunga il brodo trascinandosi. 

Passiamo ora a un altro tasto abbastanza dolente: i personaggi. 

Se escludiamo il conte Dracula (della quale parleremo più tardi), i personaggi secondari e i co-protagonisti vengono quasi oscurati; non gli viene mai data una caratterizzazione o dei momenti di approfondimento. Vengono tutti abbozzati sullo schermo e quasi abbandonati a loro stessi aspettando le loro scene. Personaggi quasi vuoti che servono solo a mandare avanti una trama problematica. 

Come esempi a sostegno della mia tesi prendo in esame un paio di personaggi e vorrei partire da quello che nell’opera di Stoker è il protagonista: Jonathan Harker. Besson sceglie di spostare l’attenzione dal notaio londinese (nel film parigino) sul Principe delle tenebre ma facendo ciò perde tutto il carisma dell’opera di partenza. Il Conte per tutta la durata del capolavoro di Stoker è quasi più una presenza inquietante che perseguita Harker che matura dei propri pensieri e delle ansie personali che nel film vengono meno. Il personaggio interpretato da Abid è piatto, privo di una propria forza psicologica, privo di approfondimento. 

Un altro problema presente nella narrazione di Harker è la mancanza di coraggio o di capacità decisionale che lo rende un perfetto idiota. 

Secondo personaggio che prendo in esame è Maria (Matilda De Angelis), personaggio che è solo un espediente narrativo. Anche lei quasi priva di approfondimento, senza una vera narrazione. È usata solo come mezzo per far arrivare il Conte al suo fine ma nulla di più. Risulta quasi antipatico come personaggio nei momenti nella quale appare sullo schermo. 

Lo stesso discorso lo si potrebbe fare per diversi personaggi ma il succo del discorso sarebbe sempre lo stesso: manca caratterizzazione e molti personaggi sono in scena solo perché devono esserci. 

L’unico personaggio alla quale si dà una caratterizzazione coerente e strutturata è il conte Dracula che però prende spesso degli spazi che non appartengono a lui e ruba la scena a chi in quella scena è fondamentale e protagonista delle sue azioni. Risulta poco in equilibrio con il resto dei personaggi e la sua figura quasi presenziale che gli viene attribuita nel libro viene cestinata a favore di questo personaggio preponderante. 

Risulta sotto questo punto di vista migliore il lavoro proposto pochi mesi fa da Eggers che rendeva il suo Conte Orlok una presenza inquietante. È un peccato che Besson non riesca a stare dietro le vere esigenze del libro (ricordiamo che il tema amoroso è preponderante anche nell’opera di partenza) rendendo il film in una mancanza perenne di equilibrio. 

Altro grande punto a sfavore i rapporti e la loro velocità di evoluzione. Ed è lampante questo disequilibrio nel rapporto tra Dracula e Harker che nel film degenera in pochi minuti lasciando da parte la componente inquietante con la quale questo rapporto nel libro di Stoker sfocia in diversi momenti che creano la componente horror che ha fatto innamorare milioni di lettori di questo classico. 

Troppi rapporti funzionano in questa maniera nel film, non si da mai la possibilità di approfondire o prendere più tempo per trattare le dinamiche tra i componenti del film. 

L’ultima critica che si può muovere alla pellicola è la scarsa CGI che spesso è dirompente nelle scene. Gli errori più grossi commessi dal settore effettistico sono sicuramente la meccanicità e la difficoltà di interagire con lo spazio dei gargoyle e dei lupi (presenti ad inizio film). 

Possiamo trovare dei punti di forza nella pellicola prendendo la colonna sonora di Danny Elfman che si cimenta in una colonna sonora dark e gotica che dà vita alle ambientazioni macabre che circondano il mito di Dracula. Sa alleggerirsi nei momenti più smielati del film trovando un giusto equilibrio tra l’orrore e l’amore cercando di seguire il mito dell’opera originale. 

Un’altra cosa che funziona bene sono le inquadrature. Il film cerca di catapultarti all’interno della narrazione con dei giochi di camera illusivi, riuscendo a trasporre bene gli spazi chiusi e la violenza di certe scene. 

 

Conclusione:

Il film ha evidenti problemi ed è un film che staccandosi dall’opera originale sotto molti aspetti non riesce a migliorarsi e fatica a trovare della sostanza o del colore. È una pellicola troppo altalenante e non riesce nei momenti di culmine a mascherare le problematiche che si porta dietro. 

Sicuramente le mie aspettative sull’opera di Besson non sono state rispettate, ma bensì sono state massacrate da un film che difficilmente rivedrei. Sarà forse per un’uscita troppo vicina ad un altro film sul vampiro più famoso di sempre (Nosferatu) che in troppi punti si assomigliano ma questo film lascia un dolce-amaro in bocca difficile da scacciare. Un film con un buon potenziale ma che non si applica e non lo sfrutta. 

 

La Nota: 5.25

A cura di: Alessandro Molteni

Pubblicato il: 08.12.25

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