Ele A: il concerto all'Alcatraz
È iniziato ieri sera, lunedì 2 marzo, il Pixel Tour di Ele A: la rapper ticinese si esibirà nella prima metà di marzo nei principali club italiani per presentare il suo nuovo progetto Pixel, uscito ad ottobre scorso.

Una volta dentro all’Alcatraz, si percepisce subito un’atmosfera di attesa. Sul palco si vede una scenografia semplice, composta da una casetta come quelle dei parchi giochi, con due altalene e uno scivolo. La gente intorno a me, perlopiù dal target tra i venti e i trent’anni, parla nell’attesa che Ele A faccia il suo ingresso su quel palco. C’è una grande aspettativa essendo questa la prima data.
Con qualche minuto di ritardo, Ele A fa finalmente il suo ingresso sulle note di “Ti Aspetto”, intro del suo ultimo album Pixel. L’energia sul palco è tantissima, e la sua fame di live si mostra in tutto e per tutto, nelle movenze, nei gesti, nel rapporto col pubblico ma soprattutto nella sua presenza scenica. Ele A sul palco canta tutto, dalle strofe più rappate ai ritornelli più cantati.
La scaletta ripercorre tutta la sua discografia da solista eccetto i brani “Dafalgan” e “Mikado”: si passa da momenti più conscious come “Gocce” o “Windy Days”, fino ai brani più energici e ballabili come “Bounce”, “KO” e “Quintale”.
Il pubblico le canta quasi tutte, muovendo le mani a tempo sulle basi più boom bap come quelle di “Globo”, “Con Le Mie G” e “DDL”. Ele A padroneggia il palco come se lo calcasse da una vita, con una presenza al pari di quella di molti big della scena hip-hop/rap attuale. Ovviamente non manca spazio per qualche ospitata a sorpresa: Gaia su “Mai”, Promessa per “Buon Esempio” e Nerissima Serpe su “Oceano”.
Per la prima volta, nella scaletta di un live di Ele A troviamo anche due brevi momenti suonati al pianoforte dalla stessa artista, il primo su “Neve” e poi più in avanti con “Atlantide”, affiancata anche da suo fratello al violino: un momento emozionante, forse il mio preferito del live, dove fratello e sorella duettano, su un brano così importante per l’artista stessa come questo qua. È proprio durante “Atlantide” che tutto il parterre si illumina di torce, ed è anche dove finalmente capisco il senso di quella scenografia: nel brano è presente il verso “toccare il cielo, basta un'altalena, andare altrove, basta la mia testa, uno scivolo per riportarmi a terra”. L’artista ha specificato come quella sia la sua barra preferita di tutto quanto il disco, ed è lì che ho capito che sul palco era rappresentata proprio quella barra: lo scivolo e le altalene.

Un’ora e quaranta di live dominato da un’energia impressionante, sia sopra al palco che sotto: la gente si muove, balla, sul finale tutto il parterre diventa un moshpit unico, in cui Ele A sceglie di scendere tra i suoi fan e ballare con loro: un momento che sottolinea ancora di più la sua umiltà, che comunque esce fuori spesso nel corso del concerto, in cui continua a ripetere che non può credere di essere effettivamente lì su quel palco, e che prima di entrare era convinta che nessuno fosse venuta a vederla.
L’unica critica che posso muovere è quella dell’audio: nei momenti acustici piano e voce (e violino) tutto ottimo, ma nelle canzoni con i bassi più potenti e distorti, la voce di Ele A veniva spesso coperta. È anche vero che le voci del pubblico erano forti, quindi forse questa mia impressione viene perché sentivo molto le voci della gente.
Quello che rimane una volta usciti, è la conferma che la strada di Ele A sarà ancora molto lunga, con uno show del genere, con dei fan del genere e con dei brani del genere è impossibile non spaccare.
Noi non possiamo che essere orgogliosi di avere un’artista nostrana che passo dopo passo si sta dimostrando sempre più come una big della scena italiana, e come dice lei stessa in “Record Deals”: “puoi andare più su se la base è solida”, e in “Globo”: “voglio una casa con il pavimento in Nokia, perché se la base tiene, è solida”.
Foto di: Andrea Ripamonti X Rockon
A cura di: Jona Arrighi
Pubblicato il: 03.03.26

