Recensione di: L’illusione perfetta – Now You See Me: Now you Don’t (2025)

Regia: Ruben Fleischer

Cast: Jesse Eisenberg, Dave Franco, Morgan Freeman, Woody Harrelson, Rosmunda Pike

Foto di: Variety

Trama del film:

Il film segue nuovamente le avventure dei cavallieri che questa volta si impossessano del diamante più grande del mondo: il Cuore di diamante che appartiene alla magnate dell’industria di pietre preziose Veronika Vanderberg (interpretata da Rosmunda Pike). Questa volta affiancati al gruppo di ladri c’è una nuova generazione di illusionisti che si rivelerà fondamentale.

Introduzione:

Devo dire che sono entrato in sala con non poco timore per questo terzo capitolo della saga dedicata ai maghi del crimine. E non tanto per le premesse di partenza del film (che rispecchiavano quelle dei precedenti due capitoli) ma tanto più del tempo trascorso tra i due capitoli (all’incirca nove anni).

Una delle preoccupazioni principali che mi affliggevano infatti era la possibilità di forti collegamenti tra le trame dei precedenti due capitoli della trilogia e la difficoltà di comprensione di questo terzo film, perché si, nove anni sono effettivamente un tempo lungo tra un episodio e l’altro. 

Foto di: Entertainment Weekly

Recensione del film:

Il film devo dire non esser partito con il piede giusto, ha avuto una partenza lacunosa quasi ad accentuare una mancanza di obbiettivi e di voglia nel fare questo terzo capitolo. Una delle lacune più grandi che presenta il primo quarto d’ora sta proprio nei dialoghi e nella struttura narrativa che risulta piatta, quasi insipida. Infatti, come vedremo anche a più riprese nel corso di questa recensione, i dialoghi servono quasi più come spiegazioni che come arricchimento alla narrazione o alla scena. Tutto il corso della pellicola è influenzato da dialoghi sistemativi che spiegano al posto di dare la possibilità allo spettatore di vedere e collegare le varie informazioni arrivando da solo al plot twist o arricchendo la spiegazione con sequenze visive che sicuramente avrebbero reso più accattivante la narrazione non solo di questo primo quarto d’ora ma probabilmente anche di altre sequenze simili. Superata la premessa del film il resto risulta abbastanza godibile. 

Partiamo dai lati positivi di questo film che presenta una struttura lineare che, nonostante qualche buco di trama e qualche semplificazione della struttura narrativa, risulta godibile e divertente nella sua evoluzione. Si lavora di più sulla spettacolarizzazione delle scene “magiche” rendendo il tutto un miglior omogenizzato di trucchi e rapine.

Il film inoltre riesce ad approfondire in maniera ottimale sia i personaggi veterani della saga che gli ultimi arrivi alla quale è facile appassionarsi e affezionarsi. L’evoluzione dei rapporti interni inoltre è tutto sommata buona per quanto velocizzate sul calare della pellicola. I personaggi non risultano troppo stucchevoli per quanto molte dinamiche viste e riviste nei primi due capitoli e molte altre che si rispecchiano un po’ troppo sui nuovi inneschi (molti espedienti narrativi o attributi dei personaggi sono copiati e incollati dai personaggi fondatori della saga alle nuove reclute). Il mix tra veterani e novellini risulta tuttavia dinamico e divertente.

Molte delle sequenze action sono ben coordinate e bilanciate con la comicità fisica e attoriale dei vari componenti del cast. L’energia che queste scene lasciano trasudare è qualcosa degno di nota. Non risultano stoppose o troppe ma trovano un equilibrio rispetto alle scene dei trucchi di magia o a quelle più riflessive e di introspezione dei personaggi. Degna di menzione è una sequenza che vede protagonisti Merrit McKinney (interpretato da Harrelson) e Veronika Vanderberg (interpretata da Rosmunda Pike) che fa vedere bene le abilità del personaggio di Harrelson nell’analisi dei soggetti che trova davanti e la spietatezza, ipocrisia del personaggio della Pike. Altra lode per la scena di fuga dalla casa dove la compagnia acquisisce uno scopo. Il gioco di illusioni e le tecniche usate per la fuga risultano ingegnose e con un buon dualismo tra azione e commedia che si sposano unendosi e facendo divertire lo spettatore.

Punto a favore anche per la comicità che non risulta mai esuberante o esagerata ma trova anch’essa un equilibrio con il resto della pellicola facendo divertire lo spettatore ma senza cercare di strappare una risata con sequenze insensate o fuori da ogni tipo di logica narrativa o più semplicemente ricorrendo a un gergo scurrile quasi da cinepanettone. Molto fa anche l’impostazione fisica che riesce molte volte a regalare grazia alle sequenze comiche. 

La colonna sonora di Brian Tyler dona dinamicità alle scene. Il connubio tra musica e azione molte volte risulta equilibrato e godibile. Una sigla movimentata come le parti alla quale è legata.

Chapeau allo stravolgimento di trama finale che non risulta banale o troppo casuale ma bensì ha una sua logica e fa rimanere lo spettatore con l’effetto sorpresa. Non ci si aspetta tale scelta e tale risoluzione che risulta in pieno stile Now You See Me. 

Passiamo ora ai tasti dolenti. Uno tra tutti sono i dialoghi (preannunciati in precedenza) che risultano spesso troppo casuali e troppo dediti alla spiegazione anche di eventi banali che si sarebbero potuti risolvere con una sequenza ad analessi che avrebbe donato, secondo me, maggior spessore alla trama e avrebbero, secondo me, divertito maggiormente lo spettatore e che si sarebbe sentito maggiormente trascinato e coinvolto nelle vicende passate del gruppo e dei personaggi secondari. Perché ammettiamolo a nessuno divertono quattro minuti di spiegazione per un evento che si può mostrare tranquillamente e che arricchirebbe le sottotrame. 

Sottotrame che rappresentano un altro problema essendo sì presenti ma trascurate e trattate solo in maniera superficiale attraverso serie infinite dialogate che annoiano e risultano troppo stucchevoli e ripetitive. 

Uno degli elementi che stona di più è sicuramente il personaggio di Veronika Vanderberg che risulta un antagonista insipido, privo di sapore e consistenza. È un ammasso informe di stereotipi degli antagonisti capitalisti-sfruttatori. La motivazione della sua cattiveria è pressoché inesistente. Risulta per l’intero screen timing il personaggio più piatto in assoluto, sembra quasi trascurata oppure scritta all’ultimo momento. Non ha una vera rilevanza nel corso della storia, non fa mai qualcosa che possa mettere in un reale pericolo i protagonisti (se non in una scena ma che risulta quella più problematica delle sequenze action ma ci tornerò tra poco). Come nel secondo capitolo della saga l’antagonista risulta il personaggio meno interessante e caratterizzato dell’intero film. 

Risulta problematica anche la scena emblematica dell’antagonista dove lei si pone in una posizione di vantaggio sui protagonisti. La risoluzione che viene data è ridicola e ai limiti del ridicolo. È l’unica scena action che, nonostante l’ampio potenziale, viene lasciata a delle scelte quasi stupide e surreali al limite dell’impossibilità. Per non parlare del buco di copione incredibile che stravolge la composizione del materiale della gabbia dove i protagonisti sono rinchiusi (stravolgimento necessario ai fini del buon proseguimento della trama ma che comunque risulta un’arrampicata sugli specchi). 

Conclusione:

Il film risulta in fin dei conti un capitolo in linea con i precedenti due. Non eccelle nel panorama cinematografico ma rimane comunque un buon film, con personaggi interessanti (ovviamente l’antagonista no, diciamolo chiaramente: fa cagare la merda) e un ritmo scorrevole che non ti fa pesare la durata (già non eccessiva durando 1 ora e 52 minuti). È un buon film che intrattiene e sa far divertire lo spettatore. Certo rimangono i diversi errori abbastanza grossolani che si fanno sentire sul corso della trama e sulla qualità della pellicola ma non modificano l’alchimia che aveva fatto funzionare i primi due capitoli. 

Il voto? Un solido 7, il film è valido ma vanno riviste diverse cose e andrebbero aggiustate alcune dinamiche. 

Foto di: Entertainment Weekly

A cura di Alessandro Molteni 

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