MARRAPALAZZI25 – Lo show di Marracash nei palazzetti italiani arriva a Milano: il racconto del concerto
È andata in scena lunedì 8 dicembre la prima di tre date sold out al Forum di Milano per il MARRAPALAZZI25, lo show di Marracash, che dopo l’estate negli stadi ha deciso di riadattare il concerto per un tour nelle principali arene italiane.
Dopo il successo di MARRASTADI25, il tour che ha visto Marracash toccare sei città italiane per un totale di sette date (tra cui due a San Siro), il rapper torna nei palazzetti per riproporre lo show portato negli stadi, solo in formato più piccolo. Il concept dello show è rimasto pressappoco lo stesso: la riconnessione e il conflitto tra Fabio (la persona) e Marracash (l’artista). La struttura del live non è stata toccata, anche qui, come per il tour di quest’estate, troviamo la divisione in sei macrotemi ed atti: Atto 1 - L’ego, Atto 2 - Memorie, Atto 3 - I dubbi, Atto 4 - Qualcosa in cui credere, Atto 5 - L’amore, ed Atto 6 - Reconnect.
Il live inizia con un’introduzione, un videomessaggio proiettato sul gigantesco ledwall in fondo al palco, in cui si viene messi al corrente di quest’operazione di Monitoraggio Interiore per la Neutralizzazione del Distacco, curata dalla MIND Industries (un’entità fittizia creata appositamente per lo show). La band sale sul palco: troviamo Nazza al basso e alle chitarre, Claudio Guarcello alle tastiere, Marz (storico produttore ed amico di Fabio) ai synth e Davide Savarese alla batteria. Il primo atto, per l’appunto L’ego, inizia con “POWER SLAP”, traccia introduttiva anche dell’ultimo album in studio dell’artista, uscito a dicembre 2024. Marra sul palco è uno spettacolo da vedere, lo domina e gestisce la sua presenza scenica in modo ottimale. Si prosegue con “GLI SBANDATI HANNO PERSO”, la hit storica “Salvador Dalì” e “SPORT - I muscoli”, dove a sorpresa sale il primo ospite della serata, Lazza. La coppia Marracash e Lazza sul palco è bellissima da vedere, i due fanno esaltare il pubblico che rappa a squarciagola le strofe. Il primo atto si conclude con “BODY PARTS - I denti”.

foto di: Ticketone
Qui Marracash si prende qualche minuto per salutare il suo pubblico, facendo anche intendere l’arrivo di nuova musica molto presto. Ci si butta nel passato, con il secondo atto, le memorie. E non poteva iniziare meglio se non con “Bastavano Le Briciole”, altro brano storico dell’artista che racconta l’arrivo della sua famiglia a Milano quando lui era ancora un ragazzino, e la felicità di suo padre quando ogni estate tornavano in Sicilia, terra natale di Marra. Si procede con “FACTOTUM”, brano che racconta l’esperienza lavorativa di Fabio prima di diventare un rapper, e che si esprime sul concetto del “Produci Consuma Crepa”, fino a concludere questo atto con la profonda “PENTOTHAL”.

È il momento di parlare dei dubbi, ed è qui che la scenografia presente on stage acquisisce significato: il palco, infatti, trova al centro questi tre grossi bracci meccanici motorizzati, i due laterali arricchiti da delle luci strobo, mentre quello in mezzo con una vera e propria videocamera. Qua questi tre bracci si attivano, ed effettuano una “scannerizzazione dei sentimenti del pubblico”. Poi, è il momento di “IO”, il pubblico è caldo, si sente, e questo atto sarà quello più profondo tra i sei e quello contenente le tracce con una maggiore immedesimazione da parte delle persone. Si procede infatti con “DUBBI”, dove Marra ce la canta guardandoci fissi tramite la videocamera del braccio robotico al centro del palco, che mostra sugli schermi la ripresa. Non c’è una persona che non la stia cantando, tutti sono coinvolti nel racconto, nonostante la storia narrata nel brano non sia la loro. Tra un brano e l’altro si arriva a “NEMESI”, dove il secondo ospite della prima data, ovvero BLANCO, sale sul palco. Questo brano è un momento di sfogo collettivo, e sul crescendo massimo del brano, tutto il forum esplode in un boato di emozioni.
Il quarto atto, intitolato “Qualcosa in cui credere”, prende il nome dalla prima traccia di questo capitolo, per l’appunto “QUALCOSA IN CUI CREDERE - Lo scheletro”. Questo è l’atto in cui la presenza della band diventa più cruciale, con degli arrangiamenti nuovi quasi più rock, arricchiti dalle fiamme sceniche sul palco. Qui il problema principale del live (ovvero l’acustica) si fa sentire parecchio, le frequenze basse presenti in questa sezione sono davvero troppo forti, e spesso la voce di Marracash viene sovrastata. Si procede con “CRASH”, “LORO”, “COSPLAYER” e “POCO DI BUONO - Il fegato”. Il pubblico è scatenato, e anche sugli spalti sono quasi tutti in piedi. C’è spazio per un ospite d’eccezione, Filippo Graziani, figlio del noto cantautore scomparso Ivan Graziani, di cui Marracash ha campionato una canzone proprio per la title track dell’ultimo album, “È FINITA LA PACE”. Filippo si occupa di cantare il ritornello campionato di suo padre, accompagnato da una chitarra elettrica.
foto di: instagram kingmarracash

foto di: COSMOPOLITAN
Arriviamo così al penultimo atto, L’amore, che viene introdotto dallo stesso Marra come “l’unico tema che ci manca ancora da trattare”. Si comincia con “CRAYZ LOVE”, per sfociare in “CRUDELIA - I nervi”. Qui il peso emotivo del brano è percepibile su tutti i presenti nel palazzetto, che si lasciano coinvolgere in questo pianto collettivo. Si procede con “Niente canzoni d’amore”, e qui arriva forse la più grande sorpresa della serata, un ultimo ospite, inaspettato: 22simba, che visibilmente emozionato viene introdotto dal king del rap, ed insieme performano “Fanculo”, brano di recente uscita presente proprio nell’ultimo progetto di 22simba. È la prima volta che questo pezzo viene eseguito dal vivo, ma il pubblico è coinvolto. L’atto si conclude con due hit, “LEI” e “BRAVI A CADERE - I polmoni”.
Dopo questa sessione di monitoraggio, si può arrivare alla riconciliazione tra Fabio e Marracash, tra persona ed artista, e lo si fa con “Nulla accade”, e poi con il gran finale, “HAPPY END”, che va appunto a sottolineare il finale felice e l’accettazione di questi due lati della persona. Ma non è finita qui, c’è ancora spazio per la hit “Infinity LOVE”, e per le “64 BARRE DI PAURA”. Qui Fabio scende nella prima fila e passa per un giro di saluti finale. Sul palco la band e il fantastico corpo di ballo si prendono gli applausi, e dopo due ore abbondanti di show, le luci del palazzetto si accendono. Quella che c’è nell’aria è un’atmosfera di liberazione, di un vero e proprio rito collettivo che si è appena concluso. Rispetto alla dimensione degli stadi, quella dei palazzetti è forse la migliore. Essendo tutto in forma più piccola, si ha più possibilità di seguire la narrazione dello show, e farti immergere maggiormente. Quello che traspare da questo live, è una grande capacità comunicativa da parte di Marracash, e una fanbase che risponde presente e massiccia a questa comunicazione.

foto di: instagram kingmarracash
A cura di: Jona Arrighi
Pubblicato il: 10.12.2025
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