Recensione di: Norimberga (2025)

Regia: James Vanderbilt
Cast: Rami Malek, Russel Crowe, Leo Woodall, Mark O’Brien, Micheal Shannon, Colin Hanks

foto di: IMDb

Trama: 
Dopo la Seconda guerra mondiale e al seguito della cattura di Hermann Göring (Russel Crowe), viene chiesto allo psichiatra dell’esercito Douglas Kelly (Rami Malek) di seguire delle perizie psichiatriche ai maggiori gerarchi nazisti per valutare la loro idoneità per il primo processo di Norimberga. 


Introduzione:
All’uscita del trailer ricordo di esser rimasto affascinato dalla semplice idea di un film che portasse in vita un momento fondamentale della Seconda guerra mondiale: il processo ai gerarchi nazisti di Norimberga. E sarà per la mia natura da storico e per il mio interesse in materia di giurisprudenza, ma il film devo ammettere essermi piaciuto e avermi tenuto incollato allo schermo per tutta la durata dello spettacolo.
 

foto di: IMDb

Recensione:

Il film non ha una premessa complicatissima, ma riesce a trasportare il tutto in una trama non banale o scontata e costruisce dietro un continuo gioco di inganni e menzogne che si amalgamano in un ottimo connubio. 


La trama si sviluppa in una maniera che si può definire diretta, il film ci butta subito in mezzo alla tesissima situazione geopolitica che susseguì la liberazione dei principali campi di concentramento e l’occupazione degli alleati dell’ormai defunto terzo Reich e ci mette subito davanti alla cattura del braccio destro del dittatore germanico. Non si dà mai il tempo di approfondire la disfatta della Germania o la cattura degli altri gerarchi nazisti. Il film si focalizza solo su Hermann Göring e sulla sua importanza. E in generale questa dinamica si ripete per la sua intera durata, ma senza stancare lo spettatore o allungarsi troppo. 


Le sottotrame sono presenti e sono di natura politica e vengono esplorate solo in maniera superficiale. La principale che possiamo trovare è quella legata al riscontro mediatico che i processi hanno all’interno della Germania e oltre oceano, dove gli stati uniti vittoriosi si aspettano un processo farsa o una fucilazione sommaria senza alcuna procedura penale. Negli aspetti secondari risulta predominante il giudice della corte suprema Robert Houghwout Jackson (Micheal Shannon) che sarà costantemente combattuto tra l’etica giuridica e la sua sete di potere. 
La grossa pecca presente nella trama è il focus monopolizzatore che la storia dedica alla visione di Hermann Göring, che soffoca quasi la possibilità a terzi di esprimere la loro storia. È tutto troppo centralizzato alla figura del Reichmarschall, tanto da precludere la possibilità alla storia stessa di raccontare altre visioni.
Il punto storico è trattato in maniera buona, il film segue in maniera abbastanza accurata i fatti storici narrati. Dalla creazione del processo, alle interviste ai nazisti: il film sa creare le ambientazioni giuste e riportare i fatti. Naturalmente storcimenti alla versione originale non mancano, ma come dico spesso: nessuno andrebbe a vedere un film puramente storico e senza scelte stilistiche che vadano a favoreggiare la trama e la sua scorrevolezza.

 

I personaggi principali sono ben caratterizzati e hanno un seguito profondo, peccato che lo stesso discorso non si possa fare per i personaggi ritenuti più secondari (ma che avrebbero un’importanza e una rilevanza storica non da escludere come il film ha fatto). 
Herman Göring è caratterizzato alla perfezione e questa sua personalità egocentrica e narcisista viene fuori grazie ai colloqui con il dottor Kelly e anche grazie ai suoi modi di fare. Il Reichmarschall non nasconde mai la sua personalità spiccata, fa di tutto per mostrare la sua grandezza e il suo narcisismo malato. Contemporaneamente a questa narrazione, il personaggio interpretato da Russel Crowe, tesse la sua bugia arrivando a storcere la realtà storica e arrivando a convincere lo spettatore del suo inganno (un po’ come un moderno Ulisse, che inganna e tesse bugie per avere salva la vita). 
Discorso simile lo si può fare con il dottor Kelly: anche lui ha una crescita buona e durante il film mette in atto tutte le sue capacità da psichiatra. La narrazione, tuttavia, spesso lo mette in difficoltà e si trova a fare delle scelte immorali al fine del bene. 
Non tutti i personaggi ahimé sono trattati allo stesso modo (come detto in precedenza): molti gerarchi nazisti non vengono minimamente approfonditi e vengono lasciati come sottofondo. Facendo così la logica porta lo spettatore a non capire determinate scelte, decisioni o discorsi fatti da essi (se non con una buona conoscenza storica e dei processi originali).

 

I rapporti principali sono trattati con lo stesso rigore della caratterizzazione dei personaggi. Se il rapporto viene considerato indispensabile viene approfondito nei minimi dettagli. 
Parlando di rapporti mi soffermerei su uno dei lati meglio trattati dal film: il rapporto che si crea tra il dottor Kelly e Göring. Con il procedere della narrazione questo rapporto si intensifica, arrivando a sembrare quasi un rapporto di amicizia. Il legame muta continuamente durante la pellicola e questo mutamento non si riflette solo sulla storia, ma anche sui personaggi che spesso si trovano a fare i conti con realtà dure o a credere a macabre bugie. 
Come detto: la medesima dinamica non si rispecchia minimamente in altri rapporti e ciò fa perdere molto fascino alla trama e al film. Ciò crea discrepanze tra ciò che i nazisti fanno e come i soldati o il dottor Kelly e il suo assistente rispondono.

La recitazione dei vari membri del cast è a dir poco sublime. Crowe si immedesima alla perfezione nei panni del Reichmarschall Hermann Göring: arrivando addirittura a recitare intere scene in un tedesco fluido, preciso e dall’accento puramente bavarese. 
Malek attraverso la sua forte mimica facciale e alla sua capacità recitativa riesce a trasmettere tutte le emozioni che sono causate dai racconti menzogneri dei nazisti e dalla realtà che viene a galla.

 

Colonna sonora buona che ricrea le atmosfere cupe e amare delle carceri e dell’aula di tribunale. 

foto di: The National WWII Museum

Conclusione:

Il film è un prodotto che tutto sommato funziona e anche bene. Mancano approfondimenti e questa mancanza si trova soprattutto sui personaggi secondari e sui rapporti che li riguardano. 
Non si può negare il gran lavoro del film e la capacità che ha nel tenere lo spettatore sulle spine fino alla fine, il tutto lo si deve considerare prendendo una trama abbastanza pretenziosa e tutto sommato conosciuta da buona parte del pubblico. 


Il mio voto: 8.

A cura di: Alessandro Molteni

Pubblicato il: 05.01.26

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