Recensione di: La Grazia (2025)
Regia: Paolo Sorrentino
Cast: Toni Servillo, Anna Ferzetti, Milvia Marigliano, Massimo Venturiello, Roberto Zibetti, Rufin Doh Zeyenouin, Guè

Trama:
Il presidente della repubblica Mariano De Santis (Toni Servillo), a fine mandato, affronta una crisi morale dettata da due richieste di grazia e per colpa di un modello di legge sull’eutanasia da approvare.
Foto di: MYmovies
Introduzione:
Lo ammetto: quando Sorrentino (che per me rimane uno dei più grandi registi che l’Italia moderna abbia avuto) ha annunciato un nuovo film non stavo più nella pelle. E so anche il motivo della mia trepidanza: l’amore verso il regista partenope e l’amore verso i temi che porta, la politica.
Politica che torna nuovamente protagonista del suo cinema, ma che si distacca dalla critica verso la destra italiana, per concentrarsi su un tema totalmente differente: il ruolo del presidente della repubblica.

Foto di: SkyTG24
Recensione:
Politica che, come detto in precedenza, torna protagonista della camera del regista napoletano dopo due film che cercavano l’introspezione (che, come ogni film che si rispetti, non manca in quest’ultima opera). E Sorrentino ci catapulta in un film forte, dal forte impatto personale e che riesce a mantenere lo spettatore sul filo del rasoio per tutta la durata.
Film dalle pretese non semplici e dalla trama spessa, difficile e che punta molto alla moralità e alla difficoltà di scegliere. Scelte che si pongono come colonna portante della narrazione e che viene dilatata grazie ai continui ripensamenti che il personaggio interpretato da Servillo. Inoltre, la storia non si sviluppa unicamente sul lato politico, ma in particolar modo viene messa in luce la morale e quanto spesso ciò che è morale non rappresenta sempre la giustizia. Sorrentino che spinge molto sul senso di giustizia e catapulta così lo spettatore nella testa del presidente De Santis.
Trama lineare, ma mai banale o scontata. Il film con le sue pretese politiche riesce a tenere lo spettatore con il fiato sospeso grazie ad un buon entrelancement. L’opera spesso interrompe la narrazione di un evento nel momento del suo culmine, per concentrarsi su un altro personaggio che lavora sugli stessi problemi, ma con approcci e maniere differenti, creando così nello spettatore la volontà di sapere come la storia va avanti.
Interessante l’approccio di Sorrentino (ripreso probabilmente da Guadagnino) di sviluppare la storia e i personaggi utilizzando la musica come mezzo e sinonimo di crescita (punto sulla quale tornerò).
Sono presenti le sottotrame (seppur in dose ridotta rispetto ai precedenti avori del cineasta italiano) che approfondiscono gli aspetti più tecnici del lavoro del presidente della repubblica e la vita che comporta un ruolo di tanto spessore. Interessante la sottotrama legata alla vita sentimentale del personaggio di Servillo, incapace di andare oltre la morte dell’amata moglie, ma contemporaneamente tormentato dalla scoperta di un amante che la donna ha avuto in vita. Approfondita e profonda, crea un filone sentimentale importante e che è il principale intreccio che noi troviamo con la trama principale.
Trama arricchita da ottimi personaggi. Partiamo da Mariano De Santis (Toni Servillo): il suo personaggio evolve durante tutta la pellicola. L’incertezza si trasforma lentamente in sicurezza e la sua caratterizzazione passata viene spiegata nei minimi dettagli. Il personaggio ci viene presentato come un uomo fortemente influenzato dalla forza della Democrazia Cristiana in Italia e che durante il suo governo quest’influenza lo ha aiutato a sventare svariate crisi di stato, ma che giunto alla fine rappresenta un ostacolo per un modello di legge necessario. Personaggio che viene cerchiato da diverse figure di spicco che lo aiutano o lo disincentivano a prendere le decisioni che lo tormentano. Inoltre, durante tutta la durata di esecuzione, scopriamo dettagli legati alla sua vita prima di assumere la carica massima dello Stato, rendendo il personaggio tridimensionale su tutti i fronti. Infine, troviamo una citazione alla letteratura: la famosa ultima sigaretta presente nel romanzo di Italo Svevo: La coscienza di Zeno che funge da metafora alla difficoltà di smettere di fumare per una vita più sana, migliore.
Lavoro simile lo troviamo sulla figlia (Milvia Marigliano) che tuttavia si pone quasi in contrapposizione con il padre. Anche la figlia ossessionata dal suo lavoro di aiutante al padre e per tutto il film si pone come figura che spinge il padre a prendere una decisione sulle richieste di grazia e sulla legge sull’eutanasia. Personaggio che si sviluppa più sul rapporto (ormai deteriorato) con il fratello che sul lato politico (che rimane comunque onnipresente, ma che lascia tregua alla ragazza in diversi spezzoni.
Discorso simile lo si può fare per i personaggi secondari, che tuttavia non risultano tanto approfonditi quanto i primari, ma tutti hanno modo e spazio per esprimersi, per dar manforte al presidente, oppure per dissuaderlo dal prendere una determinata decisione.
Trattate in maniera discreta le due richieste di grazia, che purtroppo spesso si trovano messe in secondo piano per favoreggiare altro, dimenticando così una delle colonne portanti del film. Spesso si trovano a fare da sfondo a problemi familiari o relazionali del presidente De Santis, non favoreggiando l’approfondimento della grazia presidenziale o dei due criminali. Tuttavia, nello spazio a loro ritagliato, le due richieste vengono quanto meno approfondite quel tanto che basta a capire i motivi per la quale vengono chieste e le due persone che sono dietro alle sbarre.
Trama che trova un altro sbocco di approfondimento (più analitico e difficile da capire, preso probabilmente da Guadagnino) ovvero la musica. La colonna sonora è composta prevalentemente da musica techno a dare cadenza alla vita frenetica del presidente della repubblica interpretato da Servillo.
Anche il cardine della pellicola è cadenzato dalla musica, infatti, la consapevolezza di Mariano De Santis viene resa tramite un brano in particolar modo: Le Bimbe Piangono di Guè. Pian piano che Mariano assume consapevolezza di quale scelte intraprendere. Il brano del rapper milanese cresce di intensità durante la durata di esecuzione del film e man mano che sale il presidente De Santis prende sicurezza.
Tasto dolente per quanto riguarda l’inizio del film sono sicuramente i dialoghi. Sorrentino per buona parte del primo atto concentra tutti i dialoghi sull’articolo 87 della Costituzione Italiana (Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l'unità nazionale. Può inviare messaggi alle Camere. Indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima riunione. Autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa del Governo. Promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di legge e i regolamenti. Indice il referendum popolare nei casi previsti dalla Costituzione. Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato. Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, l'autorizzazione delle Camere. Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere.
Presiede il Consiglio superiore della magistratura. Può concedere grazia e commutare le pene. Conferisce le onorificenze della Repubblica). Tutto il primo atto è una continua ripetizione di punti del suddetto articolo di legge e ruota tutto attorno a ciò. Si riprende con il procedere del film e arriva ad altissimi livelli che permettono di far trasparire tutto il dissidio interiore che soffre il personaggio interpretato da Servillo.
Ciliegina sulla torta la grandissima recitazione dei vari membri del cast. Partendo da un Servillo in splendida forma, che si dimostra nuovamente uno degli attori italiani più forti attualmente in circolazione. Passa dal suo dissidio interiore a una scena dove canta Le Bimbe Piangono, il tutto senza mai perdere credibilità. Arrivando a una grandissima Anna Ferzetti, che riesce ad accompagnare alla perfezione un Servillo in piena forma.

Foto di: La Stampa
Conclusione:
Se chiedete a me La Grazia di Paolo Sorrentino è il film italiano dell’anno, ha una trama solida, accompagnata da una recitazione sublime e a dei dialoghi che tutto sommato risultano più che discreti.
Lavora bene sui personaggi messi su schermo e Sorrentino si dimostra nuovamente un abile regista sempre pronto a fare scelte fuori dal coro e coraggiose.
Il mio voto: 8.25.
A cura di: Alessandro Molteni
Pubblicato il: 20.03.26



