(ri)NATI in America?
Sarà il profumo degli hot-dog caldi per le trafficate e caotiche vie delle città? Saranno gli imponenti grattacieli che si elevano per centinaia di metri al di sopra delle teste dei passanti indifferenti? Oppure ancora la Statua della Libertà, che con la fiaccola che impugna nella sua mano destra ci ha illuminato il cammino?
Beh, dico ciò poiché da quando la Svizzera è stata negli States per quel triangolare di amichevoli vinte nel giugno scorso, contro Messico e Stati Uniti, qualcosa è cambiato. O meglio, tutto è cambiato. Sì, il cambiamento è stato proprio radicale, a livello di mentalità ed anche di gioco. Scordata la catastrofica esperienza della Nations League (culminata con la retrocessione nel Gruppo B) la Nazionale di calcio della Svizzera (o semplicemente Nati, per gli amici) ha aperto un nuovo capitolo della sua era (o almeno così sembra), con questo splendido percorso di qualificazione che ci ha portato dritti dritti ai mondiali in Messico, Stati Uniti e Canada che si disputeranno nell’estate del 2026. Ma andiamo a conoscere i protagonisti di questo viaggio.
Da dove partire? Con molta fantasia, direi dal numero 1. Gregor Kobel ha dovuto subentrare ad un titolare inamovibile come Yann Sommer, che dopo l’ultimo mondiale ha deciso di salutare la nostra Nazionale, lasciandosi dietro un’eredità importante, anche a livello d’immagine, fatta di momenti iconici: come non ricordare le parate sui rigori di Jorginho e Mbappé ad esempio? Ma Sommer non è stato solo questo: in ogni squadra, club compresi, riesce a dare un senso di tranquillità ai suoi compagni di difesa: questo fattore era ben riconosciuto all’interno della squadra tant’è che i giocatori stessi, perlopiù i difensori, lo ammettevano: con Yann dietro, c’era una sicurezza maggiore, perché in situazioni di possesso palla e pressing avversario il portiere sapeva come e dove giocare la sfera, data la sua ottima capacità di impostare con i piedi. Ma anche in caso di attacco avversario, se un attaccante riusciva a superare il muro difensivo, ecco che non era mai detta l’ultima parola. E tutto ciò rassicurava i compagni di reparto. L’attuale estremo difensore del Borussia Dortmund si è dovuto guadagnare la fiducia di tutta la squadra, ciò ha però necessitato di molto tempo; le prime partite in Nations League -non solo per colpa sua- sono state catastrofiche, ed hanno mostrato un’enorme vulnerabilità difensiva. Alla fine della campagna, il numero uno aveva incassato ben 14 reti in 6 partite. Ovviamente le critiche non hanno tardato ad arrivare, soprattutto pensando al valore di Kobel stesso e la decisività che egli ha all’interno del suo club. Tutta un’altra storia rispetto al nostro percorso di qualificazione: 2 goal subiti in 6 partite. C’è da dire che gli avversari erano differenti rispetto a quelli della Nations League, ma prima di iniziare questo percorso chi avrebbe scommesso che esso si sarebbe rivelato così convincente? Non molti, le incognite erano parecchie: dalla Svezia alla Slovenia, passando per il Kosovo, tutte squadre che avrebbero potuto mettere in difficoltà la selezione rossocrociata, ma non è stato così, o meglio lo è stato solo in parte.
Parlando di stabilità, come non nominare l’insostituibile Silvan Widmer. Insostituibile è la parola giusta per descriverlo. Sì, perché senza di lui le alternative sono veramente esigue, se non nulle. Il selezionatore, Murat Yakin, ha provato diverse novità nella campagna di Nations League così come nelle amichevoli per cercare delle alternative al “mago Silvan”, poche scelte si sono però rivelate appaganti. Dei vari Zésiger, Garcia, Mbabu, Edimilson Fernandes, Gartenmann e Blondel ormai abbiamo perso le tracce (complice anche la scelta attuale di adottare un modulo con la difesa a quattro rispetto che quella a tre), anche se sicuramente alcuni torneranno nei radar dell’allenatore. Dei pochi che si salvano metterei in evidenza Muheim, anche se la sua fascia di competenza è quella sinistra, ma anche Isaac Schmidt ha buone potenzialità appena troverà continuità di prestazioni all’interno del suo club.
Passando alla parte opposta, mettiamo l’accento sul veterano Ricardo Rodriguez. Un altro immancabile e insostituibile elemento che ci accompagna da ormai più di un decennio. Fedele alla sua posizione di terzino sinistro, anche per lui, come per Widmer, trovare un sostituto non è per niente evidente. Muheim si è dimostrato un buon affare, ma in questo momento non garantisce le stesse prestazioni di quelle che offre da molto tempo a questa parte il nostro numero 13, pur considerando il fatto che al Real Betis di Siviglia egli non giochi molto spesso (la maggior parte delle volte subentra dalla panchina). Secondo nella graduatoria dei giocatori con più presenze all’interno della rosa, speriamo che la striscia continui per un bel pezzo, almeno finché non avremo trovato un sostituto all’altezza.
Con l’addio di Fabian Schär un altro pilastro della squadra ci ha salutati una volta terminato il mondiale scorso. Per lui 86 presenze condite da 8 goal (non male per un difensore, c’è da dire che egli è anche un ottimo rigorista e colpitore di testa). Sempre in formissima a 34 anni, come dimostrano le oltre 200 presenze in Premier League e le 18 marcature con il Newcastle, avrebbe potuto dimostrare ancora per molto il suo valore anche in Nazionale. Il suo posto è stato ereditato da Nico Elvedi. Per lui tanti alti e bassi. Addirittura finito lontano dalla squadra (gli era stato preferito Eray Cömert per un periodo) il giocatore svizzero con più presenze in Bundesliga nel suo Borussia Mönchengladbach si è ripreso stabilmente il suo meritato posto, con prestazioni solide e convincenti. Ma non è l’unico: a braccetto con lui non possiamo dimenticare Manuel Akanji. Esperto giocatore, attualmente in prestito dal Manchester City dove ha conquistato una Champions League da protagonista con Guardiola (che lo ha sempre elogiato per il fatto di sapersi adattare velocemente alle varie posizioni che gli indicava, oltre che per il fatto di essere un elemento positivo all’interno dello spogliatoio) è ormai una pedina irrinunciabile della nostra formazione. Considerando il suo livello, da lui ci si aspettano sempre prestazioni autorevoli, e appena qualcosa non va (non accade spesso) lo si critica forse eccessivamente, dimenticandosi quanto di buono fatto in molte occasioni precedenti.
Arriviamo ora al giocatore svizzero con più presenze in Nazionale. Il suo curriculum parla chiaro: due anni al Basilea, cinque al Gladbach, poi l’Arsenal, dove diventa capitano e leader della squadra londinese (con anche dei momenti di tensione in campo). Per lui sette anni con la casacca dei Gunners, con i quali ha conquistato due Community Shield e due coppe nazionali, prima di passare al Bayer Lewerkusen, in cui disputa una prima stagione perfetta vincendo in un colpo campionato, coppa e supercoppa di Germania ed arrivando a tanto così dalla conquista dell’Europa League (andata all’Atalanta di Gian Piero Gasperini). Sto parlando di Granit Xhaka. Il capitano, ora in forze al Sunderland -appena tornato in Premier League, è in sesta posizione- , sta conducendo l’ennesima annata da top player della sua carriera. Cosa dire di lui? Si potrebbe dire tantissimo, ma per non entrare nella banalità, metterei in risalto il suo carisma con la sua personalità, le sue qualità da leader dentro e fuori dal campo, la sua visione di gioco e il suo senso della posizione, dalla quale si alternano spesso e volentieri verticalizzazioni interessanti a retropassaggi per far riposizionare la squadra. Lo potremmo paragonare ad un flipper, dal quale hanno inizio tutte le giocate (in verticale e non) e al quale alla fine torna sempre indietro il pallone, come se sul pallone stesso agisse una forza di gravità che lo faccia rivenire sempre ai suoi piedi.

foto di: BBC
Al fianco di Xhaka non possiamo dimenticarci di Freuler. Quando egli manca, in campo la differenza si vede e si sente. Abile negli inserimenti (tanti i goal segnati con inserimenti veloci in area, vedi goal contro l’Italia agli Europei o contro la Serbia ai mondiali) e in fase di impostazione, è capace di mantenere un livello atletico e tenere un ritmo partita alto per tutta la durata dei novanta minuti. C’è da dire in questo caso che le alternative non mancano: nelle ultime gare, nelle quali era assente, il suo posto è stato ereditato da Michel Aebischer. Momentaneamente in prestito al Pisa, sta vivendo una seconda giovinezza, essendo un perno indispensabile della squadra pisana -comunque penultima in Serie A- nella quale gioca un ruolo importante, come ammesso da lui stesso. In Nazionale, le prestazioni sono state di tutto rispetto, non facendo rimpiangere minimamente Freuler stesso, con la differenza visibile unicamente nello stile di gioco adottato. L’altra alternativa al centrocampista del Bologna è Jashari. Quest’ultimo con la casacca della Nazionale si è visto poco, complice anche i recenti infortuni. Giocatore molto duttile, considerato da molti l’erede di Xhaka -che lo ha sovente tenuto sotto la sua ala protettrice- si è messo in luce per la sua determinazione e la sua sicurezza nelle giocate, oltre che per una spiccata personalità (qui l’analogia con Xhaka), come ampiamente dimostrato lo scorso anno al Bruges. Da tenere d’occhio poi anche Simon Sohm: il centrocampista classe 2001 della Fiorentina che potrebbe inserirsi nella corsa per un posto da titolare all’interno della formazione. Attualmente -come del resto l’intera squadra- sta riscontrando un mare di difficoltà in campionato (la Fiorentina è ultima, forse la peggior metà del torneo della sua storia). Questo fatto sicuramente non è favorevole al numero sette, ma se le cose dovessero migliorare (e personalmente sono ottimista che sarà così) non dobbiamo escludere di poterlo vedere anche nei 26 convocati che prenderanno parte alla competizione.
Passiamo ora alla trequarti d’attacco. Da queste parti, galoppano da qualche anno a questa parte Ndoye e Vargas (anche Shaqiri ha detto addio alla Nazionale dopo l’Europeo, dove tra l’altro ha messo a segno un goal splendido contro la Scozia ed è andato vicinissimo a portare in vantaggio la squadra con un tiro direttamente da calcio d’angolo nella partita contro l’Inghilterra ai quarti). Spesso le due ali s’invertono anche di posizione, passando a destra o rispettivamente a sinistra del terminale offensivo. La loro evoluzione è stata chiaramente visibile. Vargas (giovanili del Lucerna) arriva da alcune buone stagioni con la maglia dell’Augusta, in Germania, e quest’estate ha fatto il salto di qualità, andando ad accasarsi al Siviglia ritrovando l’altro svizzero Djibril Sow. Dotato di un’ottima velocità, dribbling e abile negli uno-contro-uno, il ventisettenne ha incrementato anche la sua vena offensiva, concludendo maggiormente verso la porta e con più precisione (come dimostrano le 3 reti in 12 partite) a cui aggiungere un miglioramento nei passaggi decisivi, che nella Liga sono già 4. Anche per Ndoye quest’anno è stato tempo di salti di qualità. Per l’ex attaccante del Bologna, in questa stagione è tempo di assaporare la Premier League inglese con il Nottingham Forest, che ha sborsato ben 42 milioni di Euro per assicurarsi le sue prestazioni. A differenza di Vargas però, il giocatore cresciuto nel Losanna ha racimolato 15 presenze con una rete ed un assist. Il livello è sicuramente più alto di quello del campionato spagnolo, ma forse dal venticinquenne ci si aspettava qualcosa in più, anche qui bisogna tenere conto del momento collettivo del team che non è dei migliori (diciassettesimo su venti in classifica). Nella selezione allenata da Murat Yakin, il giocatore ha spesso fatto la differenza, puntando sempre gli avversari e vincendo parecchi uno-contro-uno per smarcarsi ed andare a servire qualche compagno in area. In crescita per quanto riguarda la fase realizzativa, l’unico punto debole che gli si può far notare è che spesso gli manca l’ultima giocata, l’ultimo passaggio: per esempio riesce a superare il suo diretto avversario, ma poi al momento di concludere a rete o servire un compagno, ecco che questa giocata si rivela imprecisa o totalmente sbagliata. Da questo lato si può solo migliorare, ma rispetto agli ultimi anni il miglioramento c’è stato ed è stato radicale. Sempre parlando di esterni d’attacco, (sì, perché quello è il suo ruolo, come vedono tutti tranne Yakin, che lo considera prima punta) dobbiamo aprire una piccola parentesi sul caso Okafor. L’attuale giocatore del Leeds sta portando avanti una buona stagione, ma non è stato convocato. Io dispongo di troppi pochi elementi per poter valutare quanto accaduto, ma ciò che si può dedurre, è che l’atleta non sia gradito dall’allenatore per un fatto di ambiente all’interno dello spogliatoio, ciò non toglie le buone qualità tecniche del nativo di Binningen.
Portando avanti il discorso in fase offensiva, un altro protagonista di queste qualificazioni è stato Fabian Rieder. Purtroppo, a mio modestissimo modo di vedere, qui i toni diventano meno allegri. Scaricato dal Rennes, in Francia, dopo alcune ottime stagioni con la magia giallo-nera dello Young Boys di Berna, è stato spedito dapprima in prestito allo Stoccarda, in Germania, ed ora, dopo essere stato rispedito al mittente, è stato venduto all’Augusta, sempre in Germania. Da lì in poi, 13 presenze, 3 goal e 2 assist. Non male insomma. Può giocare da trequartista o mezz’ala, ottima tecnica (soprattutto sui calci di punizione) ma in Nazionale propone risultati abbastanza altalenanti. Forse l’elemento con più incognite e più negativo della campagna, se proprio vogliamo trovare un punto negativo (l’asticella di valutazione è comunque altissima). Positivo il fatto che ricopra un ruolo non proprio dei più semplici, è infatti il collante tra centrocampo e attacco, essendo molto bravo in fase di impostazione: ha ampissimi margini di crescita, e i numeri raccolti durante questa prima metà di campionato lo testimoniano.
Veniamo ora al terminale offensivo, ma per semplificare lo chiameremo attaccante. Una vera e propria punta di ruolo, uno che -come si dice in gergo- “sa fare reparto da solo”, e questo qualcuno si chiama Breel Embolo. Anche lui arriva da una separazione dal suo vecchio club, il Monaco (in Francia) e proprio da quest’anno veste i colori rosso e neri del Rennes. Non avendo trovato continuità di gioco per la prima parte di campionato ce lo si aspettava fuori forma, ed anche per lui le incognite erano tante. Invece si è rivelato del tutto il contrario: in goal due volte contro il Kosovo, una contro la Slovenia, poi contro la Svezia, in tutto 4 goal in 6 partite. Oltre ai numeri, è impossibile non notare il peso offensivo del giocatore stesso: una difesa palla incredibile, facendo “a sportellate” (termine usato in più telecronache televisive) con tutti i suoi avversari e vincendo parecchi duelli, sia fisici, sia aerei e contribuendo ogni volta positivamente a far salire la squadra appoggiando palloni non banali. Ecco perché ho scelto di usare quel termine specifico, ovvero “terminale offensivo”, perché dopo la costruzione dal basso, tutti i palloni “terminano” sui suoi piedi per poi avanzare fino alla porta avversaria e creare pericoli. Impatto davvero devastante il suo. Ma bisogna fare attenzione, perché se Embolo veste la casacca numero 7, la numero 9 in questo momento appartiene a Johan Manzambi. Il talentino rossocrociato del Friburgo ha stregato tutti coloro che sono all’interno del giro della Nazionale: tecnica sopraffina da vendere, idee di gioco ed una personalità e determinazione uniche lo contraddistinguono, non solo in partita, ma anche durante gli allenamenti (come ho avuto la fortuna e l’onore di poter osservare personalmente durante un allenamento dello SC Freiburg in Germania quest’estate). Il suo ruolo in Nazionale non mi è ancora del tutto chiaro: ciò che è certo è che egli spazierà nella zona offensiva del campo, poi non si sa bene se lo farà come punta, ala, o magari seconda punta come attaccante di supporto. E non si sa neppure se lo farà dal primo minuto: la concorrenza da quelle parti del campo non è poca, (non dimentichiamoci poi di Amdouni, che ha una media minuti-goal segnati altissima -e in questo mi ricorda un certo Mario Gavranovic) e lui è ancora giovane. Bisognerà lasciargli tempo di crescere gradualmente, e forse inizialmente l’idea di farlo entrare a gara in corso è la migliore. Anche perché avere una riserva come lui non è mica poco…

foto di: RSI
Per quanto riguarda “gli altri” vi sono poi degli atleti che non sono stati specificatamente menzionati nell’articolo, ma che fanno comunque parte della squadra, ma che magari in questa campagna hanno avuto un ruolo marginale o non erano presenti. Tuttavia qualcuno di loro potremo vederlo nei 26 convocati per il mondiale di quest’estate. Ecco che brevemente citeremo anche loro.
Porta: con Kobel tra i pali, c’è poca chance di veder giocare qualcun altro al suo posto. Il vice-Kobel sarà sicuramente Yvon Mvogo, l’esperto portiere del Lorient. Come terzo, la lotta è più serrata: potremmo vedere uno tra Keller (Young Boys), Loretz (Lucerna) o Köhn (Monaco). Più difficili le piste che portano a Omlin (Gladbach), Von Ballmoos (Lugano) e Racioppi (Sion), tutti portieri comunque di buonissimo livello. Improbabile invece un ritorno in Nazionale di Roman Bürki, che gioca proprio in America per il Saint Louis City SC, squadra della quale il trentacinquenne è capitano, così come è inverosimile che vedremo Marwin Hitz del Basilea, che ha difeso la porta elvetica proprio nello stesso periodo di Bürki (2014-2018).
Difesa: di nomi ne ho già citati molti in precedenza, ed è altamente possibile che chi ho scartato o non tenuto presente compaia nei convocati. Sarà possibile che ci siano anche dei volti nuovi, magari qualcuno che verrà “testato” nelle amichevoli di marzo e giugno, ma questo scenario è piuttosto improbabile. Più plausibile che a completare l’elenco dei difensori ci siano dei volti come quelli di Athekame (Milan), Amenda (Eintracht Francoforte) o Adrian Bajrami (Lucerna, ha scelto la causa svizzera al cospetto di quella della nazionale albanese).
Centrocampo: chi non ho citato per quanto riguarda il centrocampo è Zakaria (AS Monaco). Per una serie di problemi fisici, non è potuto essere presente alle qualificazioni. Ciò che è certo è che, se fosse stato in forma, ci sarebbe sicuramente stato ed avrebbe avuto un ruolo da protagonista. Anche se non lo abbiamo visto in questo percorso, lo vedremo ai mondiali il prossimo anno. Un altro da citare è Vincent Sierro (Al-Shabab). L’ex capitano del Tolosa ha deciso di cedere alla corte degli sceicchi d’Arabia, facendo così un salto indietro rispetto al “calcio che conta”. Vediamo se il selezionatore deciderà di contare nuovamente su di lui, oppure pensare a qualcuno di più giovane anche ragionando in ottica futura.
Attacco: Itten (Fortuna Düsseldorf), Fassnacht (Young Boys), Zeqiri (Widzew Lódz, in Polonia), Monteiro (Young Boys), Alvyn Sanches (Young Boys), Kutesa (AEK Atene), Duah (Ludogorec). Sono alcuni delle possibili scelte per l’attacco, oltre a chi ho già citato in precedenza. Al momento, i giocatori dell’YB con l’ex YB Itten sono in vantaggio rispetto agli altri per contendersi un posto nei 26 convocati. Lontane invece le ipotesi che portano a Kutesa e Duah.
L’allenatore: spesso criticato per le sue scelte, Murat Yakin è riuscito a creare un gruppo coeso, che ha saputo superare egregiamente la prova delle qualificazioni. Con l’aiuto del suo staff e di Davide Callà (vice) ha trovato nuove idee e nuovi stimoli da proporre agli atleti, che hanno saputo inserirsi alla perfezione nei nuovi schemi tattici, mettendo in evidenza i loro punti forti e rafforzando lo spirito e l’unione tra la squadra. Finora, con lui la Svizzera non ha mai mancato una partecipazione ad un grande appuntamento, inoltre quando vi è stata, non ha mai sfigurato, anzi, al contrario, ha accresciuto l’attaccamento alla maglia di molti tifosi rossocrociati.
Per concludere, diamo una breve occhiata al futuro. Le prossime partite della Nazionale saranno quelle a marzo, contro due squadre di spessore come Germania e Norvegia (27 e 31 marzo), dove si potrà testare il livello raggiunto. Sarà un’occasione per vedere l’équipe rossocrociata impegnarsi contro delle rose di prima fascia, e potersi confrontare con esse significa capire se il team saprà giocarsela a pari livello anche contro le migliori squadre europee e mondiali. Poi verranno le amichevoli a giugno, poco prima dell’inizio della rassegna iridata. Lì bisognerà consolidare ed eventualmente mettere appunto gli ultimi dettagli prima di affrontare dapprima il Qatar (13 giugno, ore 21:00), poi la vincente dello spareggio tra Bosnia ed Erzegovina, Irlanda del Nord, Galles e Italia (18 giugno, ore 21:00) infine il Canada (24 giugno, sempre alle 21:00 ora svizzera), sperando poi ovviamente di passare il girone, ed arrivare su su il più in alto possibile, magari fino al Monte Logan, per quanto riguarda il Canada, oppure fino al Monte McKinley (o il Monte Whitney), per gli Stati Uniti, o ancora fino al Pico de Orizaba, per il Messico, conquistando le vette più alte delle tre nazioni e conquistandosi pure un posto nell’albo d’oro per entrare nella storia.
A cura di: Francesco Vanini
Pubblicato il: 08/01/26
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