Recensione di: The Rip - Soldi Sporchi(2026)

Regia: Joe Carnahan

Cast: Matt Damon, Ben Affleck, Steven Yeun, Teyana Taylor, Catalina Sandino Moreno, Sasha Calle

Trama:
Una squadra di poliziotti della città di Miami si trova per le mani, a seguito di un blitz ben riuscito, una somma di denaro considerevole che metterà a dura prova la squadra.

Foto di: IMDb 

Introduzione:
Devo ammettere che, come primo film del 2026, il colosso dello streaming americano ha deciso di puntare su un cast altisonante, con una delle coppie più dinamiche viste sullo schermo. Basta vedere i primi due nomi di questo cast per sognare: perché sì: il duo Affleck/Damon riesce sempre a regalare spettacolo e quella complicità che si rispecchia solamente tra amici sinceri. E forse è proprio il legame tra i due che ha attirato la mia attenzione e la mia curiosità ed è sempre questo legame ad avermi spinto a vedere questo film con un senso di hype, nonostante il prodotto fosse targato Netflix.

Foto di: Esquire

Recensione:

Naturalmente il film è un prodotto targato Netflix e questa impronta si sente tanto e la si percepisce per l’intera durata del film: dalla trama troppo frammentata e ripetitiva, ai dialoghi troppo descrittivi. Questo difetto viene trascinato per tutta la durata di esecuzione.


Partiamo dalla trama che, nonostante i diversi difetti che tratteremo poco dopo, trova delle tecniche narrative interessanti per raccontare la storia, partendo proprio dall’entrelacement (o meglio, nota come tecnica dell’intreccio) narrativo. Infatti, la storia interrompe la narrazione dei protagonisti prima che gli eventi possano degenerare, creando una sorta di suspence che spesso funziona e riesce a mandare avanti bene la storia. 
Tuttavia, la trama non riesce a non vivere lontano dai difetti. La narrazione, come anticipato, risulta troppo frammentata e troppo spesso si abusa dell’entrelacement e rende il film un continuo singhiozzo spesso troppo distaccato per poter esser goduto pienamente. La tensione che spesso va creando grazie agli intrecci narrativi spesso risulta eccessiva e risulta dunque banale, scontata e non raggiunge il suo fine massimo: intrattenere e tenere sulle spine lo spettatore. Le volte in cui il film riesce effettivamente a creare un ambiente favorevole alla suspence risulta effettivamente un thriller quanto meno godibile e riesce a intrattenere in maniera quanto meno discreta lo spettatore. 
Spesso il film si dilunga inutilmente, quasi a cercare minutaggio. Si ci sofferma troppo su problemi che richiederebbero la metà o addirittura meno del tempo.
La trama risulta piatta, priva di un secondo contenuto o di sottotrame percorribili e interessanti. Si sviluppa solo sul lato action e il resto è lasciato abbastanza al caso. Godibile in parte il lato legato alle indagini e alle deduzioni dei diversi personaggi, ma anche qui non mancano i difetti: spesso l’indagine è troppo casuale o i momenti ad essa legati sono irrisori e troppo generalisti, non si dà mai il tempo di tessere inganni, di seminare prove e di risolvere gli enigmi. 
Non ottimi i plot-twist che nell’arco del finale si susseguono in maniera troppo veloce e non riescono a incidere in maniera definitiva. Inoltre, il finale agisce da risolutore supremo. Si cerca di risolvere il duplice mistero risolvendone solo uno. Lato positivo la spiegazione delle indagini che regala allo spettatore dei collegamenti che altrimenti sarebbero mancati nella sceneggiatura. Vengono spiegati anche gli inganni che sarebbero risultati incomprensibili al pubblico.

 

Tasto dolente riguarda la caratterizzazione dei personaggi che, anche nei personaggi principali, risulta pressoché nulla. L’unico accenno di questo elemento è dato attraverso la visione dei singoli sul loro lavoro e sul valore dei soldi. Ognuno è afflitto da qualche problema (accennato nella parte centrale del film) e spesso vedono nei soldi un mezzo risolutore dei loro mali e per il denaro agirebbero anche contro la legge. E il film tende a tenere solo questo come elemento di caratterizzazione e come unico espediente narrativo evolutivo dei personaggi. 
Le dinamiche seguono lo stesso filone della caratterizzazione dei personaggi: risultano statiche, immobili difficili da apprezzare veramente. I personaggi hanno poche interazioni che risultino fondamentali al fine di rendere le dinamiche mobili e appetibili. Quando il film si concentra su momenti fondamentali per l’evoluzione dei rapporti tra personaggi risulta maggiormente dinamico e interessante da seguire, peccato che questi momenti siano limati al minimo e siano quasi irrisori rispetto la complessità generale della pellicola.

 

Dialoghi troppo esplicativi anche in momenti non necessari, fungono quasi da occhio per lo spettatore il che rende snervante ascoltare i personaggi dialogare tra di loro. Viene ripetuto mezzo milione di volte cosa bisognerebbe fare con quel denaro, come bisognerebbe chiudere il caso e simili e la trama non progredisce. Si rimane a ribalzare su dialoghi piatti, insipidi e noiosi, privi di carisma. Il tutto per favorire minutaggio inutile e accompagnare gli spettatori disattenti rendendo impossibile la visione in maniera sana allo spettatore attento e curioso di scoprire e dedurre da sé determinati elementi che alla fine verranno comunque spiegati. 

Foto di: The Hollywood Reporter

Conclusione:

Sarebbe superfluo dire che il film mi ha deluso e rimango abbastanza con l’amaro in bocca perché: quando il film si applica e cerca di approfondire o impegnarsi su determinati temi e non abusa di determinate tecniche narrative la visione risulta piacevole, interessante e affascinante, ma questo discorso lo si può fare per momenti specifici del film e non nella sua totalità. 

 

Il mio voto: 6.5

 

A cura di: Alessandro Molteni

Pubblicato il: 20.01.26

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