Recensione: Paradise Stagione 2 (2026)

Regia: Glenn Ficarra e John Requa, Ken Olin, Liza Johnson, Hanelle M. Culpepper 
Cast: Sterling K. Brown, James Marsden, Charlie Evans, Sarah Shahi, Nicole Brydon Bloom, Thomas Dohrtey

Trama:
Seconda stagione che si sviluppa direttamente da dove ci eravamo lasciati nella scorsa stagione. Xavier (Sterling K. Brown) ha scoperto che fuori dal bunker la vita umana non è scomparsa e scopre che sua moglie, Teri (Enuka Okuma), è ancora in vita. Decide dunque di abbandonare il bunker e avventurarsi nel mondo esterno per trovarla e portarla in salvo. Nel suo viaggio entra in gruppo con diversi gruppi di sopravvissuti e scopre che la nuova gestione mondiale è più complessa di quanto non pensasse. Parallelamente la vita a Paradise (il bunker), la situazione diventa sempre più instabile. Ad ogni episodio le vicende delle due narrazioni si avvicinano sempre di più.

 

Foto di: Today

Introduzione:
Mentirei se non dicessi che aspettavo questa seconda stagione dopo l’entusiasmo che mi avevano trasmesso le vicende legate al precedente capitolo. La trama era scorrevole, nonostante il montaggio che sovrapponeva la vita prima e dopo Paradise. Il magnetismo delle recitazioni dei protagonisti e quella continua tensione che riusciva ad emanare ogni singolo episodio di quella prima stagione. E il pensiero che questa nuova macro-sequenza avrebbe espanso questo mondo fantastico alla quale mi ero legato aumentava parecchio il mio hype che sarebbe stato ampliato dalla diffusione dei trailer. 

Recensione:

Devo dire che le aspettative che mi ero prefissato non sono state deluse e, in alcuni momenti e su alcuni, devo ammettere che la stagione 2 è stata lavorata in maniera migliore e più stratificata rispetto al primo capitolo di questa serie. Naturalmente, il prodotto è lontano dalla perfezione, ma si avvicina molto bene ai toni cupi e post-apocalittici della prima stagione e aggiunge un intero compartimento mai esplorato: il mondo esterno, che diventa quasi protagonista assoluto della seconda stagione, ma non sormonta mai la vera colonna portante della narrazione: il bunker, Paradise. 
La trama riprende esattamente da dove ci siamo lasciati, senza creare spazi temporali da colmare e rimane lineare con il precedente capitolo. Linearità che perdura anche nella narrazione a intreccio che caratterizzava già la prima stagione. Infatti, spesso la storia si interrompe per permetterci di capire meglio come si è arrivati alla situazione vista finora. Trama non semplice, ma realizzata in maniera da non perdere lo spettatore che si ritrova incatenato alle vicende. E si deve questo accanimento verso la serie grazie a quel sistema di incrocio che gli episodi mettono in piedi.

Foto di: Cinefilos.it

Naturalmente, non sempre riesce in quel lavoro in maniera eccelsa, ma ci prova con coraggio e rimane apprezzabile lo sforzo. 
Un punto a sfavore di questa seconda stagione si trova nella struttura legata all’episodio 6, intitolato Jane. La trama infatti risulta debole e i pretesti del personaggio di Jane (Nicole Brydon Bloom) risultano più deboli rispetto a quanto conosciuto sinora.
I segreti rimangono fitti e interessanti e l’evoluzione dei luoghi raggiunge il simbolismo quasi perfetto che la serie richiede. Narrazione che raggiunge una tridimensionalità scoprendo il ruolo di Alex e quindi muovendo una critica verso le intelligenze artificiali e i supercomputer.
 

 

Finalmente scopriamo il vero antagonista della storia e siamo messi di fronte alle scelte dei personaggi che scelgono di mettere da parte i loro conflitti.

 

I personaggi arricchiscono una trama fitta e intensa. Si continuano ad approfondire e vengono a galla sempre più segreti e lo spettatore non può far a meno di rimanere incollato allo schermo. L’agente Xavier (Sterling K. Brown), raggiunge la maturità necessaria per affrontare un viaggio alla ricerca di sua moglie e il viaggio stesso lo arricchisce. Si trova a dover prendere decisioni non semplici, il tutto su un percorso che lo tormenta e non lo stacca mai delle preoccupazioni sulla vita a Paradise. Si approfondiscono anche i passati di molti dei personaggi secondari e delle loro vere intenzioni, rendendo lo spettro dei personaggi ancora più tridimensionale. Il personaggio forse con l’evoluzione più frenetica e quindi anche più debole è senz’ombra di dubbio Jane che si ritrova negli ultimi episodi della stagione a dover riprendere le evoluzioni degli altri. 
Buono il lavoro fatto su Teri, che passa dall’essere un personaggio quasi del tutto sconosciuto ad un personaggio centrale per la narrazione, con una buona crescita, lineare e non affrettata. Ed è in generale uno dei punti più a favore della serie, si prende i suoi tempi, non cerca di accelerare troppo i tempi (togliendo qualche episodio qua e là la serie segue una sua linearità, si prende i suoi tempi).

Spunto interessante sono i due luoghi, messi in contrapposizione. Da una parte abbiamo il bunker, luogo che rappresenta una falsa convinzione di sicurezza. Dall’altro abbiamo l’esterno, il mondo, reso inabitabile dalle scelte viste nella prima stagione. Esterno che diventa il motore della narrazione di questa seconda parte. 

 

Foto di: ComingSoon.it

Gli ambienti esterni sono resi in maniera perfetta per farci capire le condizioni in cui riversa la terra, mentre Paradise è l’esatto opposto, è tecnologicamente avanzato, è esattamente una riproduzione della vita prima di tutto. I due ambienti sembrano inizialmente così lontani, ma pian piano che la serie scorre i due mondi si avvicinano fino a collassare l’uno con l’altro, in un finale di stagione perfetto. 

 

Dialoghi avvincenti, che nonostante ripetano spesso la trama o il punto della storia alla quale siamo arrivati, riescono a mantenere un livello di intensità alto e non perdono lo spettatore. Arricchiscono i personaggi e li portano spesso alla maturazione e a sviluppare una morale in un mondo senza. 

Conclusione:
Come si evince dalla recensione, la seconda stagione della serie tv disponibile su Disney+ mi è piaciuta parecchio. Mantiene le dinamiche della prima, ma le trasporta su qualcosa di più grande. Riesce a intrattenere senza cadere troppo nel banale e mantenendo la struttura che tanto mi aveva entusiasmato nella sua precedente parte. Il progetto rimane appassionante e non riesce a stancare. 

 

Naturalmente ci sono delle migliorie da apportare alla terza stagione (che a detta degli ideatori dovrebbe essere anche l’ultima) e sono sicuro che si interverrà al fine di regalarci un finale entusiasmante e ancora più perfezionato.

 

 

Il mio voto: 8.25

 

A cura di: Alessandro Molteni

Pubblicato il: 12.04.26

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