Recensione: Daredevil - Rinascita, stagione 2 (2026)
Regia: Justin Benson, Aaron Moorhead, Solvan Naim, Angela Barnes, Iain B. MacDonald
Cast: Charlie Cox, Vincent D’Onofrio, Deborah Ann Woll, Wilson Bethel, Arty Froushan, Matthew Lillard, Krysten Ritter
Trama:
Dopo gli eventi della prima stagione, ci ritroviamo in una New York governata da Wilson Fisk più spietato che mai. Introduce un decreto-legge che mette al bando i vigilanti per poter eliminare una volta per tutte il Diavolo di Hell’s Kitchen.
Introduzione:
Avevo amato la prima stagione e non stavo più nella pelle per questo nuovo capitolo. Mi aspettavo sequenze action spettacolari e ben coreografate, una maggior analisi psicologica di Matthew, vedere meglio l’adoperato di Fisk nei panni di sindaco della città di New York e mi aspettavo qualcosa di simile alla run fumettistica Daredevil Reign.
Avevo seguito l’evoluzione dei lavori in corso della serie TV e all’uscita del trailer mi sono iniziato ad immaginare quanto avrei goduto nel vedere il Diavolo di Hell’s Kitchen nuovamente sullo schermo e l’attesa è valsa l’opera. L’MCU riesce a non snaturare il personaggio dei fumetti e, forse, è ciò che effettivamente lo porta ad esser un passo avanti a molti altri prodotti.
Recensione:
Il prodotto funziona bene a livello scrittorio, riprende i fatti che abbiamo conosciuto in precedenza, continuiamo a vedere le conseguenze disastrose del progetto Strade sicure. La trama è lineare ed è finalizzata a continuare il progetto iniziata con la parte precedente. Seguiamo ancora una volta la stretta rivalità che perseguita i due protagonisti della storia, ma questa volta vediamo due situazioni totalmente diverse. I vigilanti sono visti come il nemico anche da parte della popolazione e questa volta Matt deve fare i conti con la clandestinità. Interessante la visione di un Daredevil maggiormente involto nella parte investigativa, che cerca un modo per far affondare Fisk e, magari, sconfiggerlo, restituendo così la città alla popolazione di New York.
La serie lavora bene sui sentimenti contrastanti, infatti spesso Matthew non è convinto di quello che deve fare per il senso comune di giustizia. Non sa quali mezzi siano considerati giusti e deve lottare contro il suo alter ego da avvocato. È ben lavorato il dualismo tra Matthew Murdock, avvocato newyorkese con uno spiccato senso della giustizia e una forte fede nel sistema (oltre che nel cristianesimo) e il vigilante di Hell’s Kitchen, più spietato, che trova una giustizia diversa da quella giudiziaria. Il prodotto dei Marvel Studios con il suo proseguire riesce a trovare un equilibrio e riesce nel suo scorrere a incastrare bene la doppia identità del protagonista interpretato da Charlie Cox.
Gli episodi riescono a trovare lo spazio per quasi tutti i personaggi, creando tridimensionalità e rendendo interessante la narrazione su tutti i fronti. Si rimane incollati al proseguire degli avvenimenti e ci si affeziona ai personaggi.
Buono il lavoro fatto sul concetto di redenzione: la serie continua a seguire il cammino spirituale di Matt e si accentua ulteriormente il motivo che spinge Matt a imporsi la linea rossa di non uccidere e riscopriamo il forte legame spirituale che Daredevil stringe con il cristianesimo.
La trama è veloce, ma non toglie tempo allo spettatore per cogliere le varie sfaccettature del prodotto MCU. Si prende i suoi tempi per cercare di esplorarsi e rendersi tridimensionale allo spettatore. Perfetti risultano gli episodi legati alla lotta legale che Matthew mette in atto per salvare la sua amata Karen.
Il primo vede la nascita artistica di Michael, la seconda la depressione a seguito dell’incidente sul set dello spot pubblicitario per Pepsi e il terzo la consacrazione artistica. Parto con il dire che la trama è abbastanza lineare internamente agli atti, peccato che queste sequenze non si leghino tra di loro creando dei veri abissi tra le parti della pellicola. In particolar modo il secondo atto e il terzo non si legano per nulla. Sono due narrazioni totalmente differenti e distaccate tra di loro.
La parte centrale, inoltre, si lega solo in minima parte con la sua precursora il che rende la narrazione troppo altalenante e debole.
Primo atto che risulta essere il migliore dei tre ed è l’unico che segua effettivamente l’evoluzione artistica di Michael Jackson e lo fa discretamente bene. Segue in maniera lineare e senza troppi tagli l’infanzia turbolenta e alienante che la giovane star ha dovuto subire. Il peso dell’importanza che la famiglia riversava su di lui e i primi approcci al palcoscenico. Inoltre, riesce a far trasparire bene quel senso di alienamento che il bambino provava nel vedere la normalità solo attraverso la finestra di camera sua. Dona allo spettatore un quadro generale della vita di quello che sarà la futura superstar del pop. Risulta incredibilmente debole in questa parte il pretesto narrativo che porta Michael in uno studio di registrazione. Tutta la prima parte è un susseguirsi di personaggi piatti che approcciano il personaggio interpretato da Jaafar Jackson (in fase adulta) e il tutto con una velocità di successione esagerata che non permette allo spettatore di digerire le informazioni apprese.
Pecca nella trama è sicuramente il problema di continuità con il canone principale Marvel. La serie TV si situa dopo gli eventi di Thunderbolts*, peccato che per tutta la durata del prodotto non venga nominata mezza volta la crisi di New York. Inoltre, per tutta la serie sorgono dei quesiti quali: dov’è Spider-Man e dov’è Frank Cassel alias The Punisher? Magari a questa seconda domanda avremo risposta il 12 maggio con lo special presentation dedicato proprio al personaggio interpretato da Jon Brenthal, ma per ora rimane la domanda.
La trama è arricchita da dei buoni protagonisti. Partiamo da Matthew che in questo secondo atto riesce a esprimersi sia come vigilante, che come avvocato, arrivando addirittura ad assimilare entrambe le identità e a rivelarsi. Il tutto combattendo ancora la perdita di Foggy e lotte interne (come l’ostinatezza di Karen sul suo codice morale). La sua crescita è spaventosa, arriva a crearsi una nuova morale e ad accettare il suo destino.
Buono il lavoro fatto su Benjamin Poindexter che raggiunge in questa stagione la redenzione, e ciò avviene attraverso una narrazione drammatica, che vede in prima linea Matt che sceglie di perdonarlo e redimerlo dall’omicidio di Foggy. Tra i due poi nasce un rapporto di collaborazione che risulta esser, dopo il rapporto tra Kingpin e Daredevil, il più dinamico e meglio strutturato dell’intero arco narrativo.
Lavoro ottimo quello fatto sul personaggio interpretato da Vincent D’Onofrio: il suo Kingpin risulta spietato, sia politicamente che a livello combattivo. Risulta violento e sporco e incredibilmente fedele al personaggio che avevamo imparato a conoscere nella serie targata Netflix (attualmente disponibile su Disney+) sul vigilante con la maschera da diavolo. Viene esplorato su più fronti, si capisce meglio il legame che lo lega alla città e lo si esplora anche al di là della sua relazione con Vanessa (che rimane pur sempre il motore principale della sua narrazione).
Dinamico e pulito risulta il rapporto tra Matt e Kingpin, che questa volta sfocia al di là della pura violenza fisica. Esiste un intero ciclo narrativo legato alla sfida psicologica che i due devono costantemente affrontare nel combattersi. Lo scontro trova dinamismo al di là della lotta del vigilante, ma finalmente riesce a sfociare addirittura nell’azione legale ed è probabilmente in queste scene che troviamo l’essenza della lotta che Daredevil prosegue contro Fisk.
Peccato per il cattivo sfruttamento di alcuni personaggi, che nella loro banalità, risultano dei veri e propri deus ex machina. Rendendo troppo facile l’uscita dei protagonisti da determinate situazioni scomode e possibilmente problematiche. Tra questi troviamo purtroppo Jessica Jones (ripresa anche lei dalle serie Tv Marvel-Netflix), che non ha una vera evoluzione narrativa, ma riesce in qualche modo a tirare fuori dai guai il diavolo di Hell’s Kitchen.
Sfruttato male anche il personaggio interpretato da Matthew Lillard, che per l’intera durata della stagione risulta poco più di una parentesi, il suo personaggio non ha mai un effettivo valore per la struttura narrativa del prodotto targato Marvel Studios.
Ottimo il lavoro fatto sui dialoghi che mettono in contrapposizione il bene e il male, il giusto e lo sbagliato e che mette sul tavolo la realtà dei personaggi.
Super godibili le sequenze dedicate al combattimento che risultano sempre bilanciate e ben coreografate. È apprezzabile il fatto che il prodotto non le sfrutti rendendole banali, ma le sappia dosare facendo si che lo spettatore possa godersi la spettacolarità che il prodotto decide di donare.
Un altro vantaggio che possiamo trovare è sicuramente la colonna sonora geniale, che accompagna lo spettatore per il viaggio del diavolo per le strade di una New York sempre più in crisi.
Conclusione:
Cara Marvel, vedi che quando decidi di prendere dei personaggi e non decidi di cambiare la loro natura riesci a creare dei prodotti godibili? Ti rendi conto anche tu che la gente vuole vedere questo?
Questo prodotto è l’ennesima dimostrazione di come i personaggi se resi in maniera fedele attraggono il pubblico e dimostra anche che quando la scrittura è buona il pubblico non si stanca dei prodotti sui supereroi. La formula che salva i cinecomics è semplice: mantenere la loro purezza e non rendere i propri lavori come una gara al politically correct.
Penso che Daredevil – Rinascita stagione 2 abbia dimostrato nuovamente la forza che un prodotto sui supereroi possa e debba avere.
Il mio voto: 8.5
A cura di: Alessandro Molteni
Pubblicato il: 12.05.26
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