Recensione Lucky Luke

Recensione: Lucky Luke (2026)

Regia: Benjamin Rocher
Cast: Alban Lenoir, Alice Taglioni, Billie Blain, Jerome Niel.

 

A cura di: Aaron Bachmann

Pubblicato il: 20.04.26

Trama: 
Lucky Luke accompagna una ragazza sulle tracce della madre affrontando nemici ma soprattutto se stesso e le sue azioni del passato, l’impresa che ha davanti non è solo quella di riunire la sua famiglia ma quella di salvare il futuro del Texas e dell’intera America.

 


Introduzione:
Sono arrivato alla visione di questo recentissimo prodotto, uscito da pochi giorni, perché a catturarmi è stato il titolo. Non tanto perché sia accattivante ma soprattutto per il nome che porta: Lucky Luke. Sono nato con una cultura basata in gran parte sui fumetti e da sempre mio nonno mi ha fatto avvicinare alla figura del pistolero che spara più veloce della sua ombra e se per non abbia avuto la possibilità di leggere tanto di lui una parte del mio cuore è sempre stata dedicata a questo personaggio. Ecco quindi che una serie appena uscita che ne narra le imprese non potevo di certo perdermela.

 


Recensione:
Una serie che si racchiude in 8 puntate da circa 30 minuti l’una, scelta che a mio modo di vedere aiuta molto la trama a svilupparsi in maniera veloce e per nulla ripetitiva. Per essere un prodotto francese (anche il fumetto nasceva da una letteratura francese, difatti questa serie è dedicata agli scrittori originari del fumetto: Lucky Luke) devo dire che non mi ha pesato per nulla anche se è chiaro che alcune cose sono fatte per un pubblico di lingua francofona, con scritte e passaggi chiave che sicuramente per un francese sarebbero risultati più chiari. 


La trama si sviluppa in fretta, forse troppo in certi casi: per i primi 4 episodi al centro delle vicende c’è la ricerca della madre di Louise, Charlie (rappresentata da Alice Taglioni), con un crescendo in questi episodi che ti fa rimanere incollato allo schermo per un paio di ore, il problema secondo me è proprio il passaggio da questa tematica alla successiva e quindi l’aiutare Charlie con i suoi progetti per sventare un complotto. La ricerca della madre è davvero ben argomentata e sviluppata per concludersi in 5 minuti massimo questo fa si che allo spettatore cali tutta l’aspettativa che aveva di colpo e quasi fa venire la domanda se valga o meno la pena continuare questa serie. Dopo questo scivolone a metà devo dire che si riprende in maniera ottima fino al finale che mi ha coinvolto particolarmente. 


La serie segue quello che sono i fumetti, quindi avrà sempre quel lato comico che se usato il giusto rende queste avventure davvero piacevoli.
Il punto forte di questo prodotto sono sicuramente i personaggi non protagonisti, due tra i molti: Joe Dalton (interpretato da Jerome Niel) e Calamity Jane (interpretata da Camille Chamoux). Questi personaggi chiaramente noti ai lettori di vecchia data e che a differenza di Lucky Luke sono davvero esistiti nel Far West rendono questa serie ancora più avvincente. Ognuno aggiunge qualcosa senza mai risultare fastidioso o troppo presente ma dando un contributo enorme sia allo svolgimento che alla trama in se. 


Come ultimo punto non posso far altro che elogiare le qualità attoriali di Billie Blain, attrice che interpreta la giovane Louise, che pur non avendola mai sentita prima di questa serie mi ha davvero stupito per come riesce a far passare le emozioni in modo superbo facendomi sentire parte delle vicende più volte. Lucky Luke è interpretato da Alban Lenoir la cui carriera non conosco non conoscendo adeguatamente gli attori francesi ma che posso sicuramnte valutare in questo prodotto. Lo dico subito: forse inizialemente non mi sarei aspettato un attore così per Luck Luke, non so esattamente per cosa ma durante i primi momenti c’era qualcosa che esteticamnete non mi ricordava il noto pistoliere. Ho però subito dovuto ricredermi, l’attore è calzato nel ruolo davvero bene, si atteggia sia corporalmente che visivamente come un vero ragazzo del Far West e questo non può che essere a suo favore.

 


Conclusione:
Sono molto indeciso sul mio giudizio globale a questa serie perché sono partito con l’idea di trovarmi difronte ad un prodotto di battaglie a suon di proiettili (che indubbiamente ci sono state) ma mi sono trovato difronte ad un prodotto molto più emotivo di quel che pensavo e che sicuramente ha fatto scattare in me qualcosa.


Per tanto non mi sento di giudicarlo negativamente per quello che non è stato ma di valorizzare i suoi punti forti pur considerando gli errori che sicuramente si potevano sviluppare in maniera differente.


Il mio voto: 7.25

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