Recensione The Boys 5

Recensione: The Boys 5 (2026)

Regia: Phil Sgriccia, Shana Stein, Karen Gaviola, Catriona McKenzie, Sylvain White
Cast: Karl Urban, Antony Starr, Jack Quaid, Erin Moriarty, Jensen Ackles, Karen Fukuhara, Laz Alonso

 

Trama:

Patriota (Antony Starr) ha raggiunto un livello di potere troppo pericoloso, mentre il mondo è finito sotto l’influenza mediatica della Vaught e dei Super. I Boys si trovano in una situazione critica e devono fermarlo prima che sia troppo tardi. Billy Butcher (Karl Urban) con il poco tempo rimasto, decide di puntare su un piano estremo: usare un virus in grado di uccidere tutti i Super.

 

Introduzione:

Esplosioni nucleari, la Casa Bianca in fiamme, Butcher contro i Super: erano queste le premesse che i poster promozionali di questa stagione finale ci promettevano. Dei poster che sembravano avvicinarsi maggiormente al fumetto di Ennis e Robertson (nonostante la serie tv avesse preso una deriva profondamente separata dal prodotto cartaceo) e che avevano alimentato in me (fan del prodotto di Amazon e del fumetto) un’euforia che mi faceva aspettare il prodotto come si aspetta il Natale. Un finale che avrebbe messo il punto alla narrazione del grosso prodotto di Prime Video e che avrebbe finalmente destituito Patriota e i Sette dal potere. Inoltre, il finale della quarta stagione sembrava spostare la trama definitivamente sul lato politico, ponendo le ambizioni di Homelander (uno degli epiteti che userò in questa recensione per il personaggio a stelle e strisce interpretato da Starr) a un livello superiore a quello mostrato in precedenza (dove la trama politica era più secondaria seppur preponderante). 

Ricordo che all’uscita del primo teaser trailer la mia curiosità era aumentata, specialmente vedendo il personaggio di Soldatino (Jensen Ackles) ritornare nella narrazione. 

Le premesse erano delle migliori, scontri mozzafiato, il ritorno di alcuni dei personaggi più temibili dell’universo ampliato con lo spin-off Gen V e finalmente un epilogo a una serie durata 7 anni. Avevo hype e mi aspettavi tanto dalla quinta e ultima stagione dello show capitanato da Eric Kripke (l’ideatore del progetto televisivo).

Recensione:

Partiamo dal presupposto che era nell’aria che ormai lo show aveva perso parte del suo brio iniziale e che si stava sbiadendo, che si era allungato troppo e che probabilmente aveva superato la data di scadenza. Sembrava ormai che qualsiasi pretesto fosse buono per far sopravvivere i Boys o per non far sviluppare un piano coerente a Butcher e squadra per annientare la minaccia che rappresentava Patriota. 

 Foto di: Bam Smack Pow

Ogni subdolo motivo ha fatto sopravvivere Hugie (Jack Quaid), Butcher (che nella scorsa stagione si era trasformato in un Supes) e gli altri e lo stesso discorso ha permesso la sopravvivenza di una buona parte dei Sette o degli altri eroi appartenenti all’universo di The Boys. Quindi lo possiamo ammettere: The Boys si era allungato con i più folli motivi, ma era riuscita a tenere una coerenza narrativa e a non far sembrare i pretesti narrativi eccessivamente deboli o stupidi e in parte anche questo finale riesce a non vanificare totalmente il lavoro svolto nelle prime quattro parti, ma che nel complesso risulta debole e decisamente meno epico.

La trama riprende in maniera abbastanza lineare il finale della quarta stagione, la Vaught, e quindi Patriota, sono saliti al potere e hanno un loro rappresentante che lotta affinché i Super siano parte integrante dell’organigramma della società e del potere americano. Patriota ha instaurato una feroce dittatura ed è fermamente contrario ai moti che mettono in dubbio la sua persona (a dare continuità al personaggio conosciuto in precedenza).

 Foto di: Variety

Instaura dei veri e propri campi di concentramento dove troviamo Hugie, Latte Materno e Frenchie e i primi episodi funzionano bene. Troviamo i rapporti come li avevamo lasciati, senza troppe novità spiacevoli o buchi di trama inspiegabili e che non vengano aggiustati nel corso delle prime parti della stagione finale. Il grosso problema che vive la sceneggiatura, e quindi la trama, risiede nel piano dei Boys: l’inizio della stagione prevedeva che la squadra guidata da William Butcher avrebbe dovuto sviluppare un virus che ammazzasse tutti i Supes, il grosso problema del piano diventano le divisioni interne che sembrano quasi remare contro l’iniziativa e rallentano così lo scorrere della trama e fanno fallire miserabilmente il piano originale. Le dinamiche vanno a ripetersi continuamente, rendendo troppi episodi delle semplici transizioni inutili tra un’idea e l’altra.


Il ritmo narrativo subisce troppo l’influenza emotiva dei piani e delle frazioni interne ai Boys, rendendo il prodotto quasi più un esperimento sulla gestione del tempo che una stagione finale. Il prodotto non riesce ad avere una dimensione temporale trasportatrice come in precedenza, troppi momenti sono troppo allungati e senza anima, senza la spinta giusta. Risultano piatti e senza l’anima che aveva reso epiche le stagioni precedenti. Inoltre, si sentiva come quest’ultima stagione subiva l’allungamento delle precedenti e ormai non aveva nulla da raccontare che non fosse prevedibile o scontato. 

 

Funzionano per la maggior parte del tempo i personaggi originali. Molte dinamiche vengono riprese e raggiungono finalmente una conclusione che spesso risulta soddisfacente. Hugie raggiunge un finale narrativo ottimo, chiude il cerchio partito dal negozio di elettronica nella prima stagione, trova l’amore e trova pace per ciò che ha vissuto in precedenza. Rimane comunque un grosso punto interrogativo dato dal finale: Hugie tornerà? 

Ottimo il percorso di redenzione fatto su A-Train che conclude il suo ciclo narrativo con il sacrificio che lo rende uno dei pochi Supes ad essere un eroe vero e proprio. Dimentica l’egoismo e l’idolatria che lo caratterizzava nelle prime battute e capisce qual è il bene comune che deve finalizzare.

 Foto di: Variety

Si continua il lavoro di caratterizzazione fatta su Billy Butcher che ormai è difficilmente distinguibile da ciò che combatteva prima. In questa quinta stagione diventa palese la discesa vertiginosa del capo dei Boys, si sente tutto il suo odio e si vede la sua necessità nel vendicare i torti e gli abusi subiti. Si conclude il lavoro che ha reso Butcher indistinguibile dai “mostri” che combatteva.

 

Purtroppo, alcuni dei finali non vengono chiusi (come, ad esempio, la storia di Soldatino che rimane troppo aperta) e altri si concludono in maniera troppo veloce e spedita senza dare simbolismo ad un lavoro durato 7 anni e 5 stagioni.


Un altro problema che questo finale ha sussiste nei rapporti tra i vari personaggi sceneggiati. Il rapporto tra Soldatino e Patriota risulta molto banale e infantile, spesso è sceneggiato solo per dare ulteriore conferma allo spettatore dell’insicurezza del personaggio interpretato da Starr. Se non fosse per questo motivo il personaggio di Soldatino sarebbe evitabile. 

Rimane costante il rapporto tra Butcher e Patriota. Non subisce particolari cambiamenti e rimane nella sua dimensione. Tuttavia, tale scelta risulta troppo statica e non aggiunge nuovo interesse nelle dinamiche tra i due protagonisti della serie. 

I rapporti più problematici di questa stagione finale risultano quelle interne ai Boys che risultano troppo mutevoli e in troppo poco tempo. Ogni pretesto è buono per litigare e tali discussioni non aggiungono nulla alla trama, la rallentano e basta facendo si che l’ultima stagione non batti mai in meta. 

 

Ottimi i parallelismi con la folle politica odierna. 

 

Due parole ora le vorrei spendere per il finale di The Boys: il fumetto e l’opera televisiva, fin dal principio, si sono separate. Il fumetto ha il suo finale che è quasi perfetto, ragionato bene ed epico. La serie tv purtroppo non è riuscita a cavalcare l’epicità delle sue precedenti parti e finisce in una maniera dolce amara. Infatti, il finale non è né carne né pesce, è nel mezzo. Non è fallimentare (la trama principale raggiunge una conclusione che sistema la maggior parte delle trame aperte), ma non lo si può definire neanche un successo (lo scontro finale risulta troppo povero e non rispecchia le premesse che aveva gettato inizialmente). Fa commuovere, ma non è funzionale, risulta troppo aperto ed è debole o quantomeno deludente.

Conclusione:

È un dispiacere vedere un prodotto bello e ben strutturato come The Boys finire in una maniera così debole. Purtroppo, l’aspettativa che avevano gettato con la campagna pubblicitaria si è rivelata falsa e ciò, secondo me, ha reso il finale deludente.


Ora spetta soltanto aspettare e vedere il futuro che spetta all’universo di The Boys. Come detto, il finale è troppo aperto, non chiude veramente le porte a un seguito (che sia un sequel diretto o a uno spin-off) con i personaggi che abbiamo imparato a conoscere negli ultimi 7 anni.


Il mio voto: 7.5.

A cura di: Alessandro Molteni

Pubblicato il: 01.06.26

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