Recensione: Due Spicci (2026)
Regia: Zerocalcare, Davide Rosio, Giorgio Scorza
Cast: Zerocalcare, Valerio Mastandrea
Trama:
La terza miniserie animata di Zerocalcare ruota attorno ai problemi economici dell’amico Cinghiale che si ripercuoteranno su Zero. Il tutto accompagnato all’amica Esmeralda che chiede ospitalità a Calcare dopo l’ennesimo abuso di violenza subito dal fidanzato.
Introduzione:
Da amante delle produzioni scritte e dai precedenti due lavori animati di Zerocalcare avevo un certo hype per l’opera terza che lo vedeva protagonista. Lo attendevo perché Zero, attraverso i suoi lavori, riesce a parlare a tutti con semplicità e autenticità e speravo che l’opera, che a detta sua conclude la trilogia, facesse altrettanto. Speravo che prendesse un problema di attualità, lo rendesse proprio e lo trasmettesse al grande pubblico. Mi aspettavo, e spoiler: non mi ha deluso, di versare lacrime per le vicende dei personaggi o semplicemente per un racconto suo. Mi aspettavo di ridere, ma non solo per staccare la testa, per riflettere e ritrovare quel dolceamaro in bocca.
Spoiler: ci è riuscito.
Recensione:
L’attesa è valsa la pena? Assolutamente sì, Due Spicci è esattamente quello che ti aspetti. È il classico lavoro di Calcare, dolceamaro, agrodolce, drammatico, ma con uno sfondo comico che spesso prevale lasciando l’amaro per fine pasto. È una continua sorpresa e un continuo scoprire dettagli, è un continuo raccontarsi e raccontare.

Foto di: Esquire
La trama non è incredibilmente complicata, anzi è banale, semplice e forse pure un po’ scontata e a primo impatto potrebbe pure sembrare nulla di nuovo, nulla di ami visto. Ed è probabilmente in ciò che risiede la grandezza di Calcare: il raccontare la semplicità e rendere il tutto nuovo, personale e intimo. Non si scappa dalla semplicità, dalle immagini della quotidianità e non importa quanto quest’ultima sia dura e tosta, ma bisogna esternarla e raccontarla. L’autore si impronta nuovamente su questo concetto ed espande la semplicità e la banalità.
La narrazione è lineare e semplice da seguire, ma risulta spesso introspettiva e aggiunge un substrato importante che ci fa capire ulteriormente che tipo di persona si cela dietro la maschera di Zerocalcare. È una stagione nella quale si dà ancora più spazio all’importanza dell’introspezione, alla psicologia e alla salute mentale. È una parte nella quale Zerocalcare deve fare fronte, oltre ai nuovi problemi, agli spettri del passato (risulta lampante quando si torna a parlare di Alice, protagonista della narrazione di Strappare Lungo i Bordi).

Foto di: Wired Italia
Troviamo i personaggi che abbiamo conosciuto con i precedenti due capitoli invecchiati, con delle vite diverse e spesso il protagonista si chiede se la sua vita è cambiata o se è rimasto lo stesso di prima. Questo è solo uno dei molti esempi possibili di come Zero, in ogni suo prodotto, riesca a valorizzare la semplicità, facendo un lavoro incredibile di autoanalisi e di critica. Analizza come la vita sia mutevole e come ogni tanto, nonostante la moltitudine di sforzi che facciamo, la vita non ci riserva sempre ciò che vorremmo. Calcare riesce in ogni singolo episodio a mostrare questo lato, le delusioni. I finali di episodio, e in generale il finale, non ha la classica conclusione solo allegra, ma bensì realistico e con una lezione.Troviamo i personaggi che abbiamo conosciuto con i precedenti due capitoli invecchiati, con delle vite diverse e spesso il protagonista si chiede se la sua vita è cambiata o se è rimasto lo stesso di prima. Questo è solo uno dei molti esempi possibili di come Zero, in ogni suo prodotto, riesca a valorizzare la semplicità, facendo un lavoro incredibile di autoanalisi e di critica. Analizza come la vita sia mutevole e come ogni tanto, nonostante la moltitudine di sforzi che facciamo, la vita non ci riserva sempre ciò che vorremmo. Calcare riesce in ogni singolo episodio a mostrare questo lato, le delusioni. I finali di episodio, e in generale il finale, non ha la classica conclusione solo allegra, ma bensì realistico e con una lezione.
I personaggi ben caratterizzati e che, nonostante il tempo passato e nonostante la lunghezza della trilogia, non perdono mai di originalità.
Secco, nonostante la paternità, mantiene i suoi tratti caratteristici, ma riscontra una maggiore maturità e responsabilità e riesce a risultare ancora più interessante.
Sarah viene analizzata maggiormente sotto la sua relazione e mantiene il suo ruolo di “grillo parlante umano” e continua a funzionare in maniera perfetta. Scopriamo anche il suo lato più umano e fragile e rende la sua narrazione molto più interessante.
Ottima aggiunta il personaggio di Esmeralda che risulta dinamico nelle sue debolezze e nella sua volontà di mantenere una maschera di forza davanti agli altri. Il che secondo me rappresenta perfettamente il tipo di donna che si è scelto di narrare in questo terzo segmento.
Passiamo alla narrazione dedicata al personaggio di Zerocalcare, che riesce a concludere il suo ciclo e lo fa spiegandosi (in scene animate molto delicate) e fa capire la sua difficoltà nel legarsi agli altri. Il suo ciclo risulta perfettamente chiuso grazie al lavoro di ricongiungimento avuto con le precedenti parti della trilogia, elabora i traumi e il bene ricevuto dal male e lo fa lasciando sempre il segno.
I rapporti che si sono costruiti in precedenza rimangono saldi e vengono esplorati ulteriormente, integrando in maniera buona la narrazione riguardante il rapporto tra il gruppo e Esmeralda. Risultano dinamici e raramente scontati o prevedibili. Dialoghi sublimi, comici ma che contemporaneamente rilasciano dell’amaro che permette allo spettatore di rimanere a ragionale su determinate battute. Importantissimi risultano ancora i dialoghi con Armadillo, che rendono tridimensionale non solo la narrazione, ma addirittura i rapporti tra i personaggi.

Foto di: Best Movie
Conclusione:
Che dire, il capitolo conclusivo della trilogia animata su Netflix mi è piaciuta parecchio. Risulta quasi impeccabile, risulta poco scontata, ben calibrata e soprattutto mantiene il suo stile dolce amaro, tipico di Zerocalcare.
Una serie da recuperare per essere introspettivi e magari capirsi meglio, per accettare e imparare ad accettare.
Il mio voto: 9.5.
Sempre ad altissimi livelli le interpretazioni vocali dello stesso Calcare, che mostra la sua polivalenza attoriale su personaggi anche molto diversi tra di loro. Il tutto senza tralasciare le difficoltà emotive (spesso molto differenti tra personaggi in scena contemporaneamente) e il tutto senza perdere la cadenza e l’accento romano che lo rendono una vera e propria icona.
Apprezzabile l’ampia selezione musicale, che spesso, come successo nelle precedenti, risultano delle vere e proprie estensioni delle emozioni del protagonista.
A cura di: Alessandro Molteni
Pubblicato il: 15.06.26



