Il G8 di Genova 25 anni dopo: l’impatto che ha avuto sulla musica
Ciò che è successo in quei tre giorni del luglio del 2001 a Genova non è di certo una novità. Per fare un breve riassunto, il G8 di Genova riunì i capi di Stato e di governo degli otto Paesi più industrializzati del mondo. In quei giorni la città fu teatro di grandi manifestazioni organizzate dal movimento no global, che contestava la globalizzazione economica e le politiche delle principali potenze mondiali. Le proteste degenerarono in violenti scontri tra alcuni gruppi di manifestanti e le forze dell'ordine. Il 20 luglio venne ucciso il manifestante Carlo Giuliani durante gli scontri in piazza Alimonda. Nella notte tra il 21 e il 22 luglio la polizia fece irruzione nella scuola Diaz, utilizzata come dormitorio e centro stampa dei manifestanti, picchiando, abusando numerose persone e arrestando decine di presenti. Molti fermati furono poi trasferiti nella caserma di Bolzaneto, dove emersero gravi episodi di violenze e abusi anche lì.
Gli eventi del G8 di Genova sono ancora oggi considerati una delle pagine più controverse della storia italiana recente, per le violazioni dei diritti umani accertate in seguito da tribunali italiani e dalla Corte europea dei diritti dell'uomo.
Con questo articolo voglio approfondire l'impatto che questo evento ha avuto sulla musica, attraverso le canzoni degli artisti che lo hanno raccontato, affinché ciò che accadde in quei giorni non venga dimenticato e la sua memoria possa essere tramandata di generazione in generazione.
Di testi che parlano esplicitamente dei fatti del G8 ce ne sono parecchi, e vorrei partire con il più descrittivo di tutti.
- Piazza Alimonda di Francesco Guccini, 2004
Questo brano del celebre cantautore italiano si presenta come una descrizione chiara ed esplicita di ciò che sono stati quei giorni. Piazza Alimonda è l’esatto luogo dove è avvenuto l’omicidio del manifestante Carlo Giuliani per mano del carabiniere Mario Placanica, il pomeriggio del 20 luglio. Carlo venne prima sparato e in successione gli passarono sopra con una Land Rover; probabilmente quando era ancora vivo.
“Genova, quella giornata di luglio, d'un caldo torrido D'Africa nera Sfera di sole a piombo, rombo di gente, tesa atmosfera Nera o blu l'uniforme, precisi gli ordini, sudore e rabbia; Facce e scudi da Opliti, l'odio di dentro come una scabbia”
…
“Genova chiusa da sbarre, Genova soffre come in prigione Genova marcata a vista attende un soffio di liberazione Dentro gli uffici uomini freddi discutono la strategia E uomini caldi esplodono un colpo secco, morte e follia”
Tutto il brano non è altro che una descrizione cruda di quei giorni che hanno segnato per sempre la città ligure.

Foto di: Keystone
- La legge giusta di Modena City Rambers, 2002
Questo brano del gruppo modenese vuole denunciare principalmente il comportamento dei media nei riguardi dei manifestanti. Infatti, il sistema mediatico e giornalistico fu accusato di manipolare la realtà e di assecondare la versione ufficiale del potere per criminalizzare i manifestanti e colpevolizzarli.
“Sulle pagine dei giornali
Hanno già i titoli pronti
Puoi nasconderti nei cortili
O fuggire per le scale
Tanto arriveremo
E poi faremo festa
Con le tue foto e i tuoi filmati
Con i tuoi slogan e pugni alzati
Credi davvero che ancora qualcuno
Voglia ascoltare la tua voce?”
…
“Vota la legge giusta
Un giorno sul ponte di Messina
Passeremo con le jeep
E ricorderai che non si scherza
con chi decide e chi comanda”
Da notare inoltre come già oltre vent’anni fa si parlasse già del ponte sullo stretto di Messina.
- Sole silenzioso di Subsonica, 2002
Che cosa resta il giorno dopo a tutto? Il “sole silenzioso” simboleggia l’alba del giorno dopo, dove ci si sveglia sopra le violenze, la devastazione e una guerra civile.
“Nebbia di mercanti
Di nuovi traffici e farisei
Di gendarmi riverenti
Dentro di te un sole silenzioso
Picchiano le armi
Nella domenica ipocrita
Delle morti intelligenti
Nel sangue della legalità”
Altri artisti più contemporanei hanno ricordato gli eventi del G8 in alcuni versi delle loro canzoni, piuttosto che in una canzone intera. Qui di seguito ci sono quelli a cui sono più affezionato e che mi hanno colpito di più:
- Gironi di Tedua, 2021
“Entrano, pestano e ti calpestano come hanno fatto alla Diaz”
La scuola Diaz era il luogo in cui i manifestanti usufruivano dell’istituto scolastico come dormitorio: le forze dell'ordine aggredirono brutalmente i manifestanti no-global e i giornalisti, causando danni celebrali e di altro tipo. L’obiettivo primario era arrestare i manifestanti che avevano partecipato agli scontri e alla devastazione della città, ma si trasformò ben presto in un abuso di potere a 360 gradi, che lo stesso vicequestore ha definito come una “macelleria messicana”.

Foto di: RSI
- Lettera a uno sbirro di Aban con Jake La Furia, 2008
“Dopo la morte come col sasso spacca la testa a Carlo
Niente colpevoli nè assassini
Tra quelli elmetti ordinati e precisi
Tutti protetti tutti impuniti
È la giustizia dei burattini”
Anche qui viene citato Carlo Giuliani, rimasto ucciso durante lo scontro in piazza Alimonda. I due rapper nominano poi anche Federico Altrovandi e Gabriele Sandri, morti anch’essi per mano delle forze dell’ordine ma in circostanze estranee agli eventi del G8.

Foto di: Genius, il cadavere di Carlo Giuliani
A cura di: Jona Arrighi
Pubblicato il: 20.07.2026
- Perché piango di Sayf con Kid Yugi, 2026
“Questo mondo è tutto rotto e non gli basterà un cerotto
Possono pure scusarsi, ma non passerà un G8”
Penso che questo verso parli da solo; sottolinea come delle scuse anni dopo non possano cancellare il ricordo nella memoria collettiva la brutalità delle forze dell'ordine in quei giorni. L’artista ha ricordato proprio qualche giorno fa gli eventi del G8 durante un suo live a Genova.
- Love Bandana di Ketama126 con Tedua, 2019
“Un quadro di Giotto il disagio del G8 non può descrivere”
Altro verso che parla da sé: il disagio di quei giorni è talmente surreale che nemmeno un quadro di Giotto lo può rappresentare.
- La mia città di Matsby, 2022
“Il G8 lascia ferite aperte
La verità non sta in mezzo alle Erbe
Tra i vicoli del centro
Ma tra Diaz-Bolzaneto”
Qua il cantautore genovese tratta la tematica degli abusi sui manifestanti che sono continuati anche dopo essere arrestati presso la scuola Diaz, fino alla caserma di Bolzaneto. La verità sta per l’appunto tra Diaz e Bolzaneto, dove le forze dell’ordine hanno continuato ad esercitare il loro abuso di potere.
- Loro di Marracash, 2021
“Da Giuliani, Cucchi, dalla Diaz ed Aldrovandi Preferiscono spezzarci che recuperarci”
Qui l’artista elenca direttamente una serie di persone o eventi legati alla violenza delle forze dell'ordine italiane, tra cui di nuovo Carlo Giuliani e l’assalto alla Diaz. Con il secondo verso, Marra allude a come lo Stato, nelle persone delle forze dell'ordine, ha preferito “distruggere” chi ha commesso un reato invece che recuperarlo. Ho voluto riportare infine tre casi di canzoni che non parlano direttamente del G8, ma che sono state sicuramente scritte pensando agli eventi di quella estate, oltre ad altri vari episodi di abuso di potere da parte delle forze dell’ordine.
- Il mio nemico di Daniele Silvestri, 2002
“La fregatura è che c'è sempre un altro che paga
E c'è qualcuno che indaga per estirpare la piaga
Però chissà come mai qualsiasi cosa accada
Nel palazzo lontano nessuno fa una piega
Serve una testa che cada e poi chissenefrega
La prima testa di cazzo trovata per strada
Serve una testa che cada e poi chissenefrega
La prima testa di cazzo trovata per strada”
Il brano è un manifesto antimilitarista che parla di una guerra assurda combattuta da persone innocenti per volere dei "potenti". Il vero nemico, secondo il testo, non è il soldato avversario (che in realtà è molto simile a noi), ma chi manovra i conflitti per profitto e potere.
- 1312 di Willie Peyote, 2014
“Ho visto pecorelle che si prendono gli insulti
Giudicate come eroi da una nazione intera
Ragazzi come noi che si prendono manganellate
Giudicati come avanzi di galera”
L’artista si riferisce agli scontri tra polizia e manifestanti che spesso si concludono con l'esaltazione del coraggio delle forze dell'ordine e la gogna mediatica subita da chi protesta, spesso giovani vittime di violenza e abusi di potere.
- Addormentato in stazione di The Vad Vuc, 2017
“Perché se potesse unire
Ciò che porta addosso per “difesa”
Non si chiamerebbe divisa
Se potesse unire
Non si chiamerebbe divisa”
Quest’ultimo brano della band ticinese sottolinea l’incoerenza del termine “divisa”, quella indossata dalle forze dell’ordine, e il loro scopo primario, che dovrebbe essere quello di unire e tutelare le persone.
Fonti utilizzate: Wikipedia, Genius, RSI, YouTube


