MONDIALE, LA SVIZZERA CHIUDE PRIMA NEL GIRONE MA IL PERCORSO FA DISCUTERE
Primo posto nel girone, certo. Ma chiedere alla Svizzera di accontentarsi solo del piazzamento finale, dopo le tre partite che ha disputato, sarebbe ingiusto verso chi si aspettava qualcosa di diverso dal punto di vista del rendimento complessivo. I numeri, alla fine, danno ragione alla squadra: prima nel girone significa, con tutta probabilità, un cammino agli ottavi leggermente più favorevole sulla carta, e questo non va mai sottovalutato in un torneo dove ogni dettaglio può fare la differenza tra un percorso lungo e un'eliminazione precoce.
Partiamo dai fatti: la Nazionale di Murat Yakin ha raggiunto l'obiettivo minimo che si era posta alla vigilia della competizione, cioè chiudere davanti a tutte le altre nel proprio gruppo. Un traguardo che, sulla carta, va salutato con favore, perché significa affrontare gli ottavi di finale con lo status di testa di serie e, presumibilmente, un avversario più morbido rispetto a quello che si troverebbe arrivando secondi. Tutto qui sembrerebbe filare liscio, una di quelle situazioni in cui il bilancio complessivo basta a chiudere il discorso. Il problema, semmai, riguarda il come, e su questo punto vale la pena spendere qualche parola in più.
L'esordio contro il Qatar è stato un campanello d'allarme che nessuno, in casa rossocrociata, si aspettava di sentire suonare così presto. Un pareggio che ha lasciato l'amaro in bocca non tanto per il punto perso quanto per le modalità: una squadra apparsa contratta, poco lucida negli ultimi metri, incapace di tradurre in gol la mole di gioco prodotta. Si è vista una Svizzera che faticava a trovare profondità, che girava palla con ordine ma senza la verve necessaria a spaccare in due la difesa avversaria, e che, complice anche un po' di nervosismo da debutto, non è riuscita a portare a casa un risultato che, sul piano del gioco, avrebbe forse meritato. Esattamente il tipo di partita che, alla vigilia di un Mondiale, si vorrebbe archiviare con tre punti comodi per partire con il vento in poppa, e che invece si è trasformata in una zavorra psicologica da scrollarsi di dosso nelle gare successive, con tutte le domande e i dubbi che inevitabilmente si accompagnano a un avvio così.
E lì, va detto, la squadra ha risposto, e lo ha fatto nel modo migliore possibile. Nelle due partite seguenti si è vista una Svizzera diversa, più sicura dei propri mezzi, capace di imporre il proprio gioco fin dai primi minuti e di chiudere i conti con autorità, senza lasciare troppo spazio alle rimonte degli avversari. Una reazione da squadra matura, che ha saputo metabolizzare lo scivolone iniziale senza farsi prendere dal panico, lavorando settimana dopo partita su quegli aspetti che erano mancati contro il Qatar, e ribaltando completamente la narrazione del girone fino ad arrivare comunque al primo posto, con merito e con un crescendo di prestazioni che ha convinto anche i più scettici.
Resta però la sensazione, e non è un dettaglio da poco, che il margine di errore in un torneo come questo sia minimo, e che presentarsi al primo turno a eliminazione diretta dopo un percorso così altalenante non sia l'ideale in vista di un cammino che, da qui in avanti, non concede più passi falsi. Agli ottavi non ci sono più gironi che perdonano un pareggio di troppo: si vince o si torna a casa, e chi ha mostrato fragilità anche in una sola partita della fase a gruppi deve fare attenzione a non ripetere lo stesso errore quando in palio non ci sono più punti ma l'intera permanenza nel torneo.
Il primo posto è arrivato, l'obiettivo dichiarato è stato centrato, e questo va riconosciuto senza riserve alla squadra e al suo allenatore. Ma la strada per arrivarci dice che c'è ancora del lavoro da fare se si vuole davvero recitare un ruolo da protagonisti in questo Mondiale, e i prossimi giorni di allenamento serviranno probabilmente proprio a correggere quelle imprecisioni che, nel match contro il Qatar, sono costate un punto che oggi, con il primo posto già in cassaforte, sembra meno importante, ma che in una fase a eliminazione diretta potrebbe pesare come un macigno se non si interviene per tempo.
A cura di: Aaron Bachmann
Pubblicato il: 29.06.2026
Gli articoli più recenti
Leggi gli articoli più recenti pubblicati su l'Aura Magazine e scopri un mondo di novità



