Il sogno americano della Nazionale
La Nati saluta ai quarti la Fifa Wold Cup 2026 dopo una sconfitta nei 120 minuti contro l’Argentina. Riviviamo le emozioni e gli episodi di questo Mondiale americano.
Un inizio difficile:
Il mondiale americano non è partito bene: l’arrivo ritardato della nostra punta titolare Embolo per problemi legati al visto, un’amichevole con l’Australia (avversario certamente di calibro inferiore al nostro) in cui non abbiamo brillato, il nostro campo d’allenamento a San Diego prima circondato dai serpenti e poi dagli incendi nella zona. In seguito, la prima partita il 13 giugno a San Francisco contro il Qatar che abbiamo pareggiato è stato, per fortuna, l’ultimo episodio del nostro inizio intricato.
Contro i qatarioti la partita l’abbiamo certamente fatta noi, ma senza essere incisivi. Ben 26 tiri totali quelli realizzati dalla nostra squadra, di cui però solo 7 giunti nello specchio della porta difesa da Abunada, aggiudicatosi il titolo di Superior Player of the Match. Peraltro, il nostro unico gol è arrivato su calcio di rigore realizzato da Embolo che, purtroppo, sarà solo uno specchio per le allodole per il giocatore in forza allo Stade Rennais. A concludere questo incontro che, statistiche a parte, non è stata convincente c’è stata la beffa al 94esimo con l’autogol di testa di Muheim nel contrasto con Khoukhi.

Foto di: RSI
Iniziare male un mondiale però può anche essere un buon segno: infatti, sia l’Argentina nel 2022 che la Spagna nel 2010 hanno perso la prima partita del loro Mondiale per poi alzarne la coppa (peraltro gli iberici quel match lo persero contro di noi per 0-1 con gol di Gelson Fernandes).
Svizzera che vince e convince:
A riaccendere gli animi in casa rossocrociata c’è stata la partita con la Bosnia. Arriviamo a questo incontro dopo molteplici critiche e lo scetticismo della stampa e del popolo svizzero per il gioco e le scelte del commissario tecnico Murat Yakin. Anche lo stesso capitano Granit Xhaka, che già dopo l’amichevole con l’Australia ha scaldato gli animi, ha criticato alcuni compagni.
La partita tenutasi a Los Angeles contro i balcanici è stata giocata dalla Svizzera con sicurezza. Tuttavia, al 70esimo il risultato era ancora fisso sullo 0-0 iniziale e un eventuale pareggio sarebbe stato molto rischioso per la Nati. Sono entrati quindi Sow, Vargas e primo tra tutti Johan Manzambi. Proprio il ginevrino 2 minuti dopo realizza la sua prima marcatura ad un mondiale e sblocca la partita e non solo: dopo l’espulsione di Muharemovic arriva il gol di Vargas e un altro gol della giovane stella svizzera. Nel finale una rete con una botta dal limite dell’area di Mahmic e il definitivo 4-1 con rigore battuto da Granit Xhaka , con cui ha negato l’eventuale tripletta di Manzambi.
Va dato atto al CT che i suoi cambi sono stati decisivi. Seppur con le sue scelte molto discusse, tra le quali quella di Zakaria terzino o Aebischer titolare (che dopo la seconda partita sottotono saluta la maglia da titolare), grazie alle sue mosse i rossocrociati nel finale hanno vinto e convinto.
Protagonista assoluto Manzambi che accende il suo Mondiale dopo l’avvio deludente contro il Qatar, in cui era entrato male come gli altri compagni. L’ultima sfida contro i padroni di casa del Canada a Vancouver è stata decisiva ai fini della nostra posizione finale nel girone.
Questa volta Manzambi parte titolare e incide questa partita: gol e assist per lui.
Nonostante un incontro non semplice, vinciamo 2-1 e approdiamo ai sedicesimi da primi del girone e con molta più sicurezza accumulata grazie alle partite contro Bosnia e Canada, ma soprattutto con un giocatore in più che fa la differenza: Johan Manzambi.

Foto di: RaiPlay
Anche questa volta, il tecnico basilese criticato per alcune sue scelte: Jacquez terzino (sembra che Yakin faccia di tutto per non schierare l’unico terzino di ruolo che abbiamo, ovvero Widmer), Sow e anche Fassnacht ed Itten subentrati.
Dopo ben 9 giorni completi di stop, sempre a Vancouver, ci troviamo a combattere per gli ottavi di finale contro l’Algeria, passata come migliore terza nel suo girone con Argentina, Austria e Giordania. Di fronte a noi una vecchia e carissima conoscenza: il nostro vecchio mister Vladimir Petkovic. C’è anche, in qualità di suo assistente, una nostra conoscenza ticinese: Davide Morandi, ex allenatore di Lugano e Bellinzona ed ex direttore della Federazione ticinese di calcio (FTC).
In Svizzera il calcio d'inizio è fissato alle cinque del mattino. Nonostante l'orario proibitivo, migliaia di tifosi riempiono piazze e maxischermi, dimostrando ancora una volta il loro attaccamento alla Nati. Un sacrificio notevole, considerando che il giorno successivo era lavorativo; Yakin rivolge perciò una lettera ai datori di lavoro elvetici per giustificare tutti i tifosi svegli di prima mattina.
Gli algerini partono bene e nei primi 10 minuti sono capaci di metterci qualche preoccupazione sulla partita avvenire. Comunque per nostra fortuna, al decimo minuto arriva il gol di Embolo, su grandissima azione del solito Manzambi, ad indirizzare subito la partita dalla nostra parte, metteremo la partita in cassaforte al 46esimo con la rete di Ndoye. La gara finisce 2-0, ma la Svizzera ha convinto arrivando vicinissima ad un 3-0 divorato da Rieder a porta vuota. Ciò che conta però è approdare agli ottavi e ci siamo.
In questa partita il CT ha voluto finalmente schierare davanti i nostri punti di forza tutti assieme: Embolo, Vargas, Ndoye e Manzambi. I subentrati invece non sono stati all’altezza del match non riuscendo a garantire continuità a ciò che di bello hanno proposto i loro compagni.
Peccato per Okafor che non è riuscito a sfruttare la possibilità datagli dal tecnico non procurandosi nessuna occasione e anche i compagni non fornendogliene di eclatanti. Criticato nuovamente per Zakaria terzino che però inizia ad adattarsi a quel ruolo e conduce un’ottima partita.
Il rigore trasformato da Vargas ci regala la storia:
Al BC Place Stadium di Vancouver scende ancora in campo la nostra nazionale per gli ottavi di finale contro la Colombia. La squadra sudamericana arriva a questa partita dopo essere stata colpita da un virus influenzale e come seconda squadra ad aver percorso più chilometri (circa 17'400 in meno di un mese, ha infatti giocato in tutti e tre i paesi ospitanti). In ogni caso però, i colombiani sono dati per favoriti viste le belle prestazioni nella fase a gironi e il loro attacco composto da Luis Diaz (giocatore in forza al Bayern Monaco) e Luis Suarez (calciatore dello Sporting Lisbona ancora secco nel mondiale, ma con 43 gol stagionali).
Dall’altra parte, gli elvetici subiscono una perdita che si sentirà nel corso dell’incontro: Johan Manzambi, a causa di un infortunio al ginocchio. la sua mancanza si nota nella freschezza e fantasia del gioco. Anche Vargas ha problemi, ma riesce in ogni caso a giocare questa partita nei supplementari per contribuire con il suo gioco importante per la nazionale elvetica.
Le due squadre si contendono questa partita storica per entrambe; infatti, possono pareggiare il migliore risultato ottenuto nella loro storia; colombiani che però sono più freschi di questi risultato ottenuto una sola volta nel 2014, mentre noi nelle migliori 8 siamo entrati 3 volte, l’ultima però nel 1954 al mondiale casalingo.
La partita è stata giocata alla pari. I due massimi pericoli offensivi colombiani, tranne che per poche occasioni, sono stati contenuti dalla pronta difesa elvetica.
La sfida nei 90 minuti non si schioda dallo 0-0 e giunge ai supplementari dove la Colombia si rende più volte pericolosa: una traversa di Lucumí e un’occasionissima sprecata davanti a Kobel da Campaz che al 114esimo poteva cambiare il futuro della propria nazionale ai Mondiali 2026.
Si va dunque alla lotteria dei rigori, dove grazie al rigore parato da kobel su Hernandez e quello sbagliato da Sanchez, approdiamo ai quarti dopo 72 anni; nonostante le provocazioni di Mina e il rigore sbagliato da Akanji (brutto flashback che ci riporta alle dolorose sconfitte proprio nella serie degli 11 metri agli europei contro Spagna nel 2020 e Inghilterra nel 2024).
In seguito al rigore di Vargas, tutti i giocatori sono corsi a festeggiare, tranne il capitano Xhaka che è rimasto a centrocampo a terra in lacrime di gioia per il traguardo raggiunto dopo anni di lavoro da simbolo elvetico. Anche tutte le piazze svizzere sono diventate delle bolge nonostante la partita si sia conclusa attorno alle 00:50.

Foto di: ANSA
Ancora in discussione le scelte di Yakin: Zakaria sempre terzino che però ormai si dimostra quasi un terzino di ruolo giocando una grandissima sfida sulla fascia avendo il ruolo difficile di contenere Luis Diaz e riuscendovi, Jashari che gioca una brutta partita e viene sostituito subito nel secondo tempo, scelta tra le più assurde quella di Itten come sostituto di Embolo ancora nei 90 minuti con lo spettro dei supplementari dove non svolgerà una grande match se non per il rigore realizzato.
Usciamo, ma a testa alta:
Domenica 12 luglio è una data che il calcio svizzero ricorderà, almeno per i prossimi 4 anni. Al Kansas City Stadium, solitamente conosciuto per il Super Bowl, la nostra nazionale ha lottato contro l’albiceleste per arrivare là dove non era mai arrivata. Migliaia di persone si sono svegliate per assistere a questa partita nonostante l’orario proibitivo, le 3 del mattino, e altrettante hanno affollato le piazze e i bar in segno di unione e attaccamento a questa nazionale che ha fatto sognare i propri tifosi e della quale dobbiamo essere orgogliosi.
La Selección veniva da due partite giocate malissimo nelle quali ha rischiato clamorosamente di uscire con Capo Verde ed Egitto e ci sono state molteplici accuse di favoreggiamenti da parte della FIFA.
Nel nostro caso, si può dire che l’espulsione di Embolo sia giusta e non può essere contestata in alcun modo; soprattutto perché altrimenti sarebbe stato Paredes a subire l’ingiustizia del cartellino giallo. Ricordo che, senza l’ammonizione per l’argentino, la regola della Mistaken identity non si sarebbe verificata (questa nuova regola adottata per fare giustizia ad episodi, come quello del rosso a Kalulu sulla simulazione di Bastoni in Juventus-Inter che fece discutere mezzo mondo, prevede che, qualora un giocatore tragga in inganno l’arbitro attribuendo una sanzione ingiusta, il VAR può intervenire per chiarire all’arbitro la realtà degli eventi).
Tuttavia, nel metro arbitrale generale Pinheiro, portoghese che già ci arbitrò contro la Bosnia, non è sembrato del tutto imparziale nelle situazioni: il primo giallo di Embolo dato quasi “su richiesta”, fallo di Paredes senza ammonizione con Mac Allister che allontana il pallone e in altre occasioni. C’è anche da dire che sul finale un brutto fallo di Jashari su Gonzalez non è stato nemmeno fischiato… un arbitraggio decisamente insufficiente e non all’altezza della posta in gioco.

Foto di: Corriere del Ticino
È una sfida dal sapore amarissimo quella contro la Scaloneta. Fino al momento dell’espulsione di Breel Embolo, avvenuta al 72esimo minuto, la squadra sudamericana non ha avuto il pallino del gioco. Lo dimostra il grafico del match momentum. L’Argentina ha trovato il gol solamente grazie ad un calcio d’angolo con un bel movimento di Mac Allister, la marcatura lacunosa della Svizzera in quel frangente ed una bella tattica attuata, cosa che manca a noi e che dobbiamo colmare. Sul piano del gioco però noi abbiamo fatto la partita e meritavamo di più.

Foto di: Bluewin
La sensazione è quella che senza l’espulsione questa partita l’avremmo vinta, probabilmente nei 90 minuti; perché i rossocrociati avevano preso forza e lo stesso Embolo in quei minuti sembrava essersi finalmente inserito bene in campo. Anche se, c’è da dire che in 10 contro 11 abbiamo sofferto, ma abbiamo retto e potevamo arrivare almeno ai rigori e provarci. In aggiunta, se Manzambi ci fosse stato sarebbe stata ancora di più una partita a senso unico. Purtroppo, però “con i se e con i ma” nel calcio non si va avanti e l’Argentina, grazie ad una prodezza di Julian Alvarez, accede alla semifinale.
Nel cuore noi tutti sappiamo che i migliori al netto di tutto siamo stati noi; nonostante serva a poco, possiamo almeno dire di averla giocata alla pari con la squadra campione in carica.
La sconfitta ai quarti avviene proprio con la squadra che 12 anni fa ci eliminò dai Mondiali in Brasile agli ottavi sempre ai supplementari con gol al 118esimo di Di Maria.
Nel 2026 però ha avuto un sapore più amaro, perché avevamo la consapevolezza di potercela fare: la piccola Svizzera dal mondiale brasiliano è cresciuta molto ed ora si affaccia al panorama calcistico con molta più sicurezza ed è capace d’intimorire anche gli avversari più rigorosi come ben ricordiamo.
Yakin questa partita dopo l’espulsione l’ha provata a gestire molto difensivamente per contenere l’assalto argentino incentivato da molteplici cambi puramente offensivi di Scaloni.
Zakaria si conferma ormai un terzino quasi di ruolo dominando la fascia.
Rimane comunque qualche discussione sulla gestione una volta rimasti in 10 dove avremmo potuto inserire prima Vargas e optare magari per Okafor rispetto ad Amdouni.
A cura di: Andrea Genini
Pubblicato il: 15.07.26
L’ora dei bilanci: tra presente e futuro che verrà:
Si chiude quindi ai quarti il nostro sogno americano perché, possiamo dirlo forte, dopo i rigori con la Colombia e fino al 112esimo minuto con l’Argentina, abbiamo creduto di poter arrivare fino in fondo a questo mondiale e fare finalmente questo agognato passo avanti verso dove non ci eravamo mai spinti e per il quale siamo pronti e lo abbiamo dimostrato.
Siamo una squadra che aveva tutto il diritto di credere in questo sogno perché abbiamo dimostrato d’essere una squadra forte e compatta, nonostante la nostra rosa valga nettamente meno rispetto alle altre ancora in lizza per la vittoria finale.
Abbiamo un gioco equilibrato grazie all’organizzazione tattica del nostro coach; non riusciamo a segnare tanto, ma in compenso è difficile segnarci. Ora però con Manzambi abbiamo una nuova speranza per la parte offensiva di aver finalmente trovato un giocatore capace di segnare con costanza. Praticamente tutti i nostri giocatori non giocano in top club europei e alcuni non sono nemmeno titolari nelle loro squadre, eppure in nazionale danno grandissima prova di sé stessi e mi auguro che riusciranno a trovare maggiore continuità.
La solidità della squadra rossocrociata è garantita da una grandissima linea difensiva che merita un grande plauso: Kobel, Akanji, Elvedi, Rodriguez e Zakaria (loro i titolari in questo torneo) sono stati in grado di neutralizzare anche i clienti più scomodi come Mahrez, Luis Diaz o Leo Messi, che si presentava alla partita contro di noi con ben 8 gol segnati in 6 partite. Aspetto fondamentale della nostra World Cup è stato il giro palla: la Svizzera ha palleggiato davanti all’Argentina! Questa frase detta anche solo 15 anni fa sarebbe stata utopica, mentre oggi ci sembra quasi normale dopo che negli ultimi anni abbiamo fatto grandissime prestazioni, tra le altre, contro Inghilterra, Spagna e Francia in grandi competizioni.
Dobbiamo questa nostra stabile capacità di gestione ed impostazione del gioco ai nostri centrocampisti titolari: Freuler e, il nostro pilastro e capitano, Xhaka dimostratosi all’altezza dei migliori registi al mondo.
Davanti abbiamo ancora qualche problema di continuità, ma riusciamo comunque a segnare e fare un bel gioco; dobbiamo riuscire ad essere più puliti ed incisivi con un gioco più verticale, ma queste sono le idee del nostro commissario tecnico che, comunque, hanno dimostrato d’essere efficaci.
Meriti in ogni caso anche a Vargas, Ndoye, Rieder e Manzambi per ciò che di molto buono hanno dimostrato, nonostante abbiamo ancora molto da migliorare abbiamo dimostrato di saper fare bene.
Peccato per Embolo che in questo Mondiale non ha trovato la quadra e, generalmente, non è mai stato un vero bomber; anche se, in passato è stato capace di essere decisivo e la sua mancanza si sente.
Una grande nota della Nati è che non è strutturata e fondata su un giocatore, a differenza del Portogallo di Ronaldo, l’Argentina di Messi, la Norvegia di Haaland e altri esempi. Noi abbiamo dimostrato che anche senza il nostro giocatore chiave delle prime partite sappiamo affrontare un match ad altissimo livello.
Chiaramente però, la mancanza delle giocate di uno come Manzambi si è sentita o, qualora fossero mancati, anche giocatori come Xhaka e Akanji avrebbero fatto sentire la mancanza di un tassello. Tuttavia, la nostra forza sta in un gruppo coeso e solido, capace di dare sempre il meglio nonostante le nostre alternative non siano giocatori di grande clamore, a differenza della Francia che in panchina a un’altra squadra da Champions League a tutti gli effetti. Il nostro allenatore, ad eccezion fatta per i due portieri di riserva e il povero Amenda, ha fatto giocare tutti nel corso di questo mondiale. Questa scelta può essere criticata o elogiata, ciò che va però bisogna riconoscere a Murat Yakin è che prende le sue decisioni e lo fa con sicurezza e responsabilità, va detto che sin ora ha anche dimostrato di aver ragione lui.
Ora resta la questione futuro perché molti nostri giocatori hanno un’età avanzata e difficilmente arriveranno al prossimo Mondiale nel 2030. Nel corso di questi 4 anni, ma anche già nei 2 in vista per gli Europei, bisognerà trovare i nuovi giocatori che faranno parte della selezione svizzera.
Tra poco riprenderà la Nations League, nella quale siamo retrocessi nella serie B, buono scenario per testare nuovi giocatori. Certo è però che mancheranno tantissimo giocatori come Freuler, Rodriguez e primo tra tutti Xhaka che è stato tra i simboli del nostro Mondiale. Questi giocatori dovranno nei prossimi giocatori passare il testimone ai giovani tramandandogli tutta la loro esperienza.
Vanno spese parole di ringraziamento per il presidente uscente delle nazionali svizzere Pierluigi Tami. Egli è riuscito a costruire la nazionale che vediamo oggi grazie alle sue scelte e a riunire il gruppo nei momenti più difficili nei confronti tra i giocatori e l’allenatore. Grazie Pier, un onore aver avuto un ticinese nella tua posizione, speriamo che chi ti sostituirà lo farà con la stessa dedizione e bravura che hai avuto tu.
Di questo mondiale ci resteranno le immagini emozionanti delle piazze piene la notte e dell’unione dei tifosi che hanno sostenuto la Nati. Dobbiamo andare fieri dei nostri ragazzi che hanno realizzato quello che al netto di tutto è il miglior mondiale della nostra storia nonostante l’epilogo amarissimo.
Ora abbiamo il diritto di dirlo: siamo nelle grandi del panorama calcistico mondiale e prima o poi arriverà la nostra occasione… attenzione ad Euro 28.



