recensione odissea

Recensione: Odissea (2026)

Regia: Christopher Nolan

Cast: Matt Damon, Tom Holland; Robert Pattinson, Anne Hatahway, Elliot Page, Travis Scott, Zendaya, Charlize Teron

 

Trama:

Ulisse, il leggendario re di Itaca ed eroe della guerra di Troia, è prigioniero della ninfa Calipso sull'isola di Ogigia. A causa dei fiori di loto ha perduto gran parte dei suoi ricordi e tenta di ricostruire il lungo viaggio che lo ha separato dalla patria. Nel frattempo, a Itaca regna il caos.

 

Introduzione:

Cantami, o Musa, dell’uomo ricco d’ingegno, che molto          

vagò, dopo avere distrutto la rocca sacra di Troia;

vide le terre di molti popoli e ne conobbe i pensieri,

soffrì molte pene nell’animo vagando per mare,

cercando di salvarsi e di riportare indietro i suoi compagni. 

(Omero, Odissea, Libro I, vv. 1-5)

 

Premetto che sono un grandissimo estimatore del ciclo troiano, quel ciclo che vede come sua massima espressione i due poemi omerici (Iliade e Odissea) e che vede come protagonisti quei grandi eroi dalle mille virtù, baciati dagli dèi e mossi dalla volontà di rivendicare il tradimento che subisce il “biondo Menelao”.

Da amante della letteratura quale sono posso dirvi che l’Odissea era senz’altro il film che maggiormente attendevo in sala per quest’anno, e nonostante l’immane attesa ammetto pure che mi sono preoccupato pure io quando alla visione del primo trailer ho notato così tante discrepanze con il prodotto di partenza come quando ho notato delle armature non appartenenti all’età del bronzo (epoca nella quale probabilmente si è combattuta quella guerra che tanto studiamo sui libri di scuola parlando di mitologia). Nonostante ciò, mi sono riservato la possibilità di grandi sorprese e il mio hype non è calato, nonostante ogni singolo trailer dava nuovi singoli spunti per discussioni inutili sui social. 

 

Recensione:

Premetto: il film non è la copia 1 a 1 del poema omerico, ma bensì una rivisitazione del sequel dell’Iliade, inoltre aggiungo che l’edizione sulla quale Nolan lavora (e quindi la versione dal greco all’inglese alla quale risponde) non è mai stata letta dal sottoscritto e per tale ragione non avrò la piena facoltà di commentare più di tanto la fedeltà all’opera (verrà comunque detto che le similitudini ci sono, ma non sempre e che il cineasta britannico si è preso diverse libertà nella trasposizione).

Partiamo dal dire che secondo me Nolan è riuscito pienamente nel regalarci una degna trasposizione cinematografica dell’Odissea omerica, e ci è riuscito attraverso un lavoro che scrive una nuova pagina per il cinema moderno. Sarebbe superfluo raccontare il lavoro titanico che ha preceduto l’arrivo in sala di questo kolossal e chiunque mi conosce sa il mio amore verso il cinema “analogico” (quindi senza l’ausilio di effetti speciali digitali) e quindi sa il mio amore per Nolan e nonostante le polemiche che hanno preceduto l’uscita in sala dell’ultima fatica del regista britannico, secondo me Nolan è riuscito a regalarci una nuova perla cinematografica. 

La trama è nota, tutti conoscono il poema omerico e tutti conoscono il viaggio che Odisseo (o Ulisse) ha compiuto per tornare alla terra del padre. Anche se la fama dell’opera è universale, non tutti hanno letto il testo (che si discosta dall’opera cinematografica) e il film sembra parlare proprio a questo tipo di pubblico. 

 

La trama funziona bene perché segue gli episodi più famosi del poema omerico (come ad esempio l’episodio di Polifemo, il canto delle sirene, Scilla e Cariddi, …) e lo fa con un ritmo incessante, 

 Foto di: Cinematografo

ma che tuttavia non banalizza i passaggi e lascia il tempo allo spettatore per assimilare i vari momenti cruciali del viaggio del divino Ulisse (Matt Damon). Tuttavia, chi è maggiormente legato al poema non può ignorale le discrepanze con l’opera originale, soprattutto inizialmente. L’opera ha un grandissimo vantaggio: la sua epicità è in grado di trasportare tutti, dai più scettici agli spettatori più spensierati e ci riesce attraverso un ritmo di narrazione coinciso che rende il viaggio di ritorno del protagonista una metafora universalmente riconoscibile e condivisibile. 

Foto di: GQ Italia

Narrazione che attraverso il suo essere una rincorsa al ricordare e attraverso la sua frammentazione (tipica del vissuto narrativo di Nolan) riesce a tenere incollato lo spettatore per l’intera durata di esecuzione che non risulta pesante e non sembra durare le quasi 3 ore promesse. La pellicola non si dilunga mai sulle inutilità e non prova ad allungare il brodo, ma bensì taglia dal poema i momenti più morti e li agglomera (seppur tagliando alcuni personaggi) nei momenti ricchi di azione, facendo sentire il meno possibile la mancanza di certi avvenimenti e di alcuni personaggi secondari.

 

La frammentazione risulta ben calibrata e il film risulta non solo un viaggio verso casa, ma anche un viaggio verso il passato, verso la necessità di ricordare il dolore e le gioie che ci aspettano a casa. Il tutto è realizzato attraverso i salti temporali tra le varie avventure vissute da Ulisse e il suo equipaggio, le stupende sequenze ambientate a Troia (sulla quale torneremo tra non molto) e la realtà che si vive a Itaca (isola che durante il racconto di Nolan e di Omero non ha più un re ed è in mano ai Proci o Pretendenti). Tale narrazione permette allo spettatore di non annoiarsi e di esser costantemente stimolato alla scoperta di come le varie vicende si evolveranno.

 

La trama principale permette lo sviluppo di diverse sottotrame che trovano conclusione in diversi punti della pellicola e quindi risulta tridimensionale e godevole nella sua esecuzione. 

Foto di: Best Movie

I personaggi risultano tutti parecchio approfonditi e a tutti e dedicato un proprio universo narrativo. Nolan decide di partire dai personaggi presenti nel mito e di tenere la modernità che essi conservano nella loro versione di partenza. 

Ulisse risulta l’uomo dal multiforme ingegno e lo fa attraverso i consigli dei personaggi che incontra. Risulta carismatico, un leader da seguire e pronto a vendicarsi e a recriminare ciò che è suo. Risulta l’eroe puro di cuore che l’Odissea ci dipinge e vediamo tutto l’amore che conserva per i suoi uomini e la sua volontà nel difenderli. Tuttavia, risulta anche diverso al personaggio che conosciamo nell’Odissea ed è diverso dalla narrazione che noi abbiamo conosciuto durante l’assedio che permetterà l’espugnazione di Troia. Infatti, il poema ci racconta un Odisseo vendicativo, che uccide bambini e stupra donne. Nolan tende quasi ad addolcire Ulisse durante l’assedio, lo lascia quasi spettatore delle barbarie che gli achei commettono a discapito della città delle porte Scee. La mia interpretazione di tale scelta è che Ulisse sente delle storie delle angherie commesse a danno dei troiani su varie isole e lui si mette a piangere a simboleggiare il suo pentimento; secondo me Nolan sceglie di tagliare i racconti sulle isole e di far ricordare a Odisseo le immagini della guerra e per mostrare pentimento sceglie di prendere distanza dalla realtà della guerra e di essere semplicemente uno spettatore del male che ha fatto. 

 

Penelope (Anne Hatahway) che in quest’opera assume importanza e non risulta semplicemente come la moglie fedele che attende il marito, ma bensì è guerriera ed è colei che mantiene saldo il potere a Itaca (nonostante l’anarchia che vige nel regno di Ulisse), evolve la sua psicologia nel corso della narrazione. Parallelamente troviamo il personaggio di Telemaco (Tom Holland) e pure lui trova una nuova dimensione nel capolavoro di Nolan. È maggiormente centrale e, nonostante io non sia un fan di Tom Holland, l’attore britannico non risulta fuori luogo o spaesato, ma bensì trova in quest’opera una sua dimensione attoriale nella quale funziona. 

 

Risulta marginale (e quasi trascurabile) il ruolo di Atena (Zendaya) che non aggiunge quasi niente alla trama. Questo dettaglio risulta il maggiormente distante dal poema omerico: Nella controparte cartacea gli dèi giocano un ruolo cruciale, Nolan invece decide quasi di tagliarli fuori, lasciarli semplicemente aleggiati. Tutti sanno che esistono, tutti sanno che stanno impedendo il ritorno a casa dell’armata di Ulisse, ma nessun dio viene mostrato in prima persona (se non per l’appunto Atena). Atena che inoltre ricopre un ruolo diverso da quello scritto da Omero, non è più l’incarnazione dell’accortezza di Odisseo, ma bensì rappresenta quasi la sua consapevolezza e la sua presa di coscienza. 

 

Ottima l’interpretazione del personaggio di Calipso (Charlize Teron), che diventa quasi una trappola terrena e un modo per alleviare la realtà che Ulisse ha vissuto negli anni precedenti. Nonostante l’evidente discrepanza con la Calipso cartacea, Nolan riesce a far funzionare questa nuova interpretazione della ninfa innamorata di Odisseo. 

Ottimo anche il lavoro fatto sui proci (o pretendenti) che risultano cattivi, miserabili e lussuriosi, come la controparte letteraria. Ottimo il lavoro fatto su Antinoo (Robert Pattinson) che mostra coraggio solo quando deve vedersela con un ragazzino, ma quando Odisseo gli sputa addosso la verità si mostra tutta la sua meschinità e il suo poco coraggio. Rappresenta alla perfezione la codardia e la piccolezza umana (proprio come nel poema omerico). 

Foto di: Avvenire

A cura di: Alessandro Molteni

Pubblicato il: 20.07.26

Sul cast poco da dire: sublime e ben scelto. È un cast altisonante (come in tutti i film di Nolan), ma che lavora con una chimica esemplare e assimila bene i personaggi che devono interpretare. 

Inutile dire che le lamentele sul casting di Elena di Troia sono state inutili. La tanto chiacchierata Lupita Nyong’o riesce a dare vita ad un’Elena sagace, interessate e furba. Interpreta alla perfezione il pentimento per la guerra scatenata da lei e interpreta alla perfezione l’amore forzato tipico delle famiglie reali. La sua scelta può non esser accurata per l’edizione principale del poema, ma la sua scelta per me non è risultata forzata o “woke”.

 

Scelte registiche degne dei più grandi Kolossal, alcune delle scene che abbiamo potuto vedere concorrono per entrare nella storia del cinema e per dettare delle nuove linee rosse di standard cinematografico. Le scene sono ben strutturate e ben coreografate e la scelta di dirigere buona parte del film veramente in mare risulta super azzeccata, dà l’impressione di essere veramente sulla barca con Ulisse e la sua ciurma. I luoghi inoltre risultano perfette e vive. Nolan riesce a far vivere i posti che sceglie di raccontare e di trasporre. 

 

Visivamente il film risulta veramente bello e ben lavorato, impeccabile sia a livello di fotografia che a livello grafico e scenico. 

Ultimo punto che tengo a trattare riguarda la colonna sonora mozzafiato di Ludwig Göransson. La scelta di non optare per l’orchestra e di virare sugli strumenti tipici dell’antichità risulta giustissima e perfetta. La musica funge così da elemento aggiuntivo alla narrazione trasportandoci nelle ambientazioni e nella storia in maniera totale. 

 

Conclusione:

L’Odissea si rivela, per ora, il film meglio riuscito di questa stagione cinematografica. Nonostante il poema di Omero venga “americanizzato” e il viaggio dell’eroe perde la miticità omerica per assimilare la miticità della modernità, Nolan riesce nuovamente a mostrare la sua grandezza registica attraverso un’opera che in partenza aveva ricevuto il peso delle critiche di chi dai trailer si aspettava l’Odissea come Omero l’aveva scritta 3000 anni fa. 

Nolan riesce attraverso un cast magistrale, una colonna sonora pazzesca e la sua capacità visiva a creare un kolossal che perdurerà negli annali cinematografici.

 

Il mio voto: 10. 

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