Calssifica dei film della saga di Predator
Dopo Alien era inevitabile passare al suo “avversario” storico: la saga di Predator. Anche qui parliamo di un universo cinematografico fatto di alti e bassi, tra capitoli che hanno saputo reinventare la formula e altri che invece l’hanno svuotata quasi del tutto. Ho rivisto tutti i film con protagonista lo Yautja (incluse le due incursioni con gli Alien) e anche stavolta ho stilato una classifica puramente personale.
Come sempre il criterio non è oggettivo: conta solo quanto un film mi abbia coinvolto rispetto agli altri.
Ecco quindi la classifica dal peggiore al migliore.
7° posto:
Alien vs. Predator: Requiem, 2007 di Colin e Greg Strause.
Il fondo del barile, anche per la saga di Predator. Lo Yautja qui viene relegato a una comparsa quasi anonima in un film buio, confuso e privo di qualsiasi tensione costruita con criterio. Le scene d’azione si susseguono senza un vero climax e i personaggi umani sono solo carne da macello senza alcuna caratterizzazione. Difficile salvare qualcosa.
Voto: 4.5
6° posto:
Alien vs. Predator, 2004 di Paul W. S. Anderson.
Leggermente meno disastroso del suo sequel, ma resta un capitolo minore anche dal punto di vista del Predator. L’idea del crossover aveva del potenziale e l’ambientazione antartica regala qualche atmosfera suggestiva, ma lo Yautja qui appare quasi sottotono, privato di gran parte del fascino da cacciatore solitario che lo aveva reso iconico negli anni ‘80.
Voto: 5
5° posto:
Predators, 2010 di Nimród Antal.
Il tentativo di rilancio prodotto da Robert Rodriguez riporta la saga su un pianeta alieno usato come riserva di caccia, un’idea interessante che richiama lo spirito originale. Adrien Brody nel ruolo del protagonista convince a metà, ma il film nel complesso funziona bene come puro survival action, con piú di un Predator in scena per la prima volta. Manca quella scintilla in piú che lo separerebbe dai capitoli piú alti in classifica.
Voto: 6
4° posto:
The Predator, 2018 di Shane Black.
Un capitolo che divide parecchio: tono piú scanzonato e ironico rispetto al resto della saga, con un cast corale che funziona a tratti ma che non sempre trova il giusto equilibrio tra azione, comicità e horror. Alcune idee sul lore del Predator sono ambiziose e meriterebbero piú spazio, ma la sensazione generale è quella di un film che non riesce a sfruttare appieno il proprio potenziale.
Voto: 6.5
3° posto:
Prey, 2022 di Dan Trachtenberg.
Il vero ritorno alle origini della saga. Ambientato tra i Comanche del XVIII secolo, Prey riporta il Predator a essere quello che era nel primo film: una minaccia silenziosa e letale che osserva prima di colpire. Amber Midthunder è un’ottima protagonista e il film riesce a essere tenso, brutale e per certi versi anche piú coerente di molti capitoli precedenti, dimostrando che bastava tornare all’essenziale per far funzionare di nuovo la formula.
Voto: 7.5
2° posto:
Predator 2, 1990 di Stephen Hopkins.
Medaglia d’argento per un sequel coraggioso, che sposta l’azione dalla giungla a una Los Angeles del futuro vicino, dominata dalla criminalità. Danny Glover regge bene il ruolo di protagonista e il film riesce ad ampliare il mito del Predator (con i primi accenni al legame con gli Xenomorfi) senza tradire lo spirito action e violento del primo film. Forse meno iconico dell’originale, ma decisamente sottovalutato.
Voto: 8
1° posto:
Predator, 1987 di John McTiernan.
Non poteva che essere altrimenti: il primo capitolo resta il migliore della saga. McTiernan costruisce un perfetto film d’azione che si trasforma poco a poco in un puro survival horror, con Arnold Schwarzenegger nel ruolo della sua vita e un Predator che rimane uno dei design alieni piú riusciti della storia del cinema. Tensione, azione e atmosfera nella giungla si fondono alla perfezione, in un film che quasi quarant’anni dopo non ha perso un grammo del suo fascino.
Voto: 8+
Questa è quindi la mia classifica della saga di Predator dopo averla rivista per intero. Una saga piú altalenante di quella di Alien, ma capace di regalare almeno un capolavoro indiscutibile e un paio di ottime sorprese, tra cui un ritorno alle origini riuscito quasi alla perfezione.
A cura di: Aaron Bachmann
Pubblicato il: 29.06.2026



