Recensione: Disclosure Day (2026)
Regia: Steven Spielberg
Cast: Emily Blunt, Eve Hewson, Colin Firth, Colman Domingo, Josh O’Connor, Wyatt Russell, Henry Lloyd-Hughes
Trama:
Mentre il mondo è sull’orlo della Terza Guerra Mondiale, Daniel ruba delle prove segrete che dimostrano l’esistenza degli alieni ad un’agenzia privata chiamata Wardex. Nel frattempo, Margaret (una meteorologa) sviluppa delle abilità psichiche e la capacità di parlare una lingua che ai molti risulta incomprensibile e diventa il bersaglio dell’organizzazione.
Tra azione e sentimentalismi i due scoprono dettagli sui loro passati e sulle abilità che sviluppano durante la narrazione e proveranno a mostrare al mondo l’esistenza degli alieni.
Introduzione:
Spielberg torna finalmente al cinema e lo fa con un ritorno alle origini. Torna a lavorare sugli alieni e sul paranormale facendoci tornare un po’ tutti bambini. Ricalca le sue origini e quando ho saputo che stava lavorando ad un nuovo progetto non stavo più nella pelle.
Il mio amore verso il cineasta americano è noto come del resto il mio amore verso la fantascienza spielberghiana e la sua visione degli alieni. Questo film, tuttavia, dal trailer aveva delle premesse differenti dalle origini, sembrava voler puntare quasi totalmente al thriller politico e ciò ha aumentato a dismisura il mio interesse verso la pellicola, e allora (poco dopo il rilascio in sala) mi sono diretto in sala, colmo di aspettative e pronto a godermi il ritorno di Spielberg.

Immagine di: IMDb
Recensione:
Parto dal dire che avevo delle aspettative abbastanza alte sul ritorno di Steven Spielberg al cinema e questo hype è aumentato a dismisura con l’uscita delle prime indiscrezioni sulla trama, per consacrarsi definitamente con l’uscita del primo trailer. Cosa mi aspettavo dalla pellicola? Probabilmente un thriller politico che avrebbe comportato l’ausilio degli alieni. Il film ha mantenuto le aspettative? In parte.
La trama in realtà non si discosta troppo dalle mie aspettative, il film racconta ciò che promette anche se con non poche difficoltà. La pellicola inizia in maniera diretta, senza giri di parole, senza dare una prefazione all’opera che si visiona, il che lascia lo spettatore con tante domande per buona parte della narrazione, ma che così facendo pone chi guarda l’opera a non riuscire a staccarsi dalla sua evoluzione e a voler arrivare in fondo. La trama riesce a non stancare ponendo sempre nuovi indizi e nuovi misteri che permettono la crescita ai protagonisti. Tuttavia, sussistono alcuni grossi problemi come ad esempio l’impossibilità nel riconoscere dei veri antagonisti e la quasi iniesistenza delle sottotrame. Il film si promette di avere sullo sfondo l’orlo della guerra, peccato che tale argomento sia a malapena menzionato e non ci si riferisca mai ad esso o non lo si indaghi. Rimane sullo sfondo? No, viene menzionato, ma nulla più. Nessuno sembra sentire la pressione di un evento così grosso, anzi il governo sembra impegnato in tutt’altro e non si pecepisce la tensione di uno scenario pre guerra. Il film riesce a mantenere i tratti del thriller politico grazie alla rivalità tra due compagnie private che indagano la scoperta degli alieni. La trama prova ad esser solida, am risulta troppo spesso debole (specialmente nel primo atto dove le azioni succedono perché devono succedere o semplicemente perché quel personaggio può far accadere un determinato evento).
Funzionale il finale così aperto, che lascia immaginare lo spettatore e non chiude le porte a un possibile sequel.
Sulle due fazioni tengo a spendere due parole, non c’è nulla di male a non rendere palese la linea che separa bene e male, ma qui il film pecca proprio di iniziativa. Spielberg sceglie di avere due agenzie parallele che hanno due fini diversi, a dettare quale scopo sia più nobile spetta solo allo spettatore, ma tale scelta sembra quasi pilotata dallo sviluppo narrativo. Spielberg sceglie di far operare alcuni personaggi in maniera maligna, ma tale cattiveria viene sempre giustificata anche nelle maniere più assurde e inspiegabili, rendendo la pellicola un continuo interrogarsi su chi siano gli antagoinisti e chi i protagonisti, senza dare una vera corrente all’opera.
Il ritmo narrativo funziona discretamente bene. Il film riesce a non annoiare lo spettatore e cerca di tenerlo sulle spine, sempre a ricercare la verità. Tuttavia, spesso la scelta di continuare a impostare nuovi segreti da svelare allunga troppo la pellicola, rendendo a tratti difficile apprezzare pienamente l’opera.
I personaggi trovano quasi tutti una loro dimensione. Risultano spesso dinamici e interessanti, lo spettatore si affaccia e si interessa alle loro peculiarità. Il grosso difetto e che una parte di loro non ha la minima idea di cosa debbano fare, spesso prendono decisioni imporbabili e decisamente anacronistiche, che rendono lo svolgimento della trama un susseguirsi di errori che alla fine portano a un risultato più o meno giusto. Inoltre, alcuni di loro vengono usatoi come veri Deus ex machina e da soli possono risolvere un’intera trama, senza nessun problema. Il che non permette una vera risoluzione di trama, ma una semplificazione estrema. Il grosso pronlema che si può riscontrare è che alcuni personaggi non ricevono una conclusione o non hanno un vero arco narrativo.

foto di: Ars Techinca
A cura di: Alessandro Molteni
Pubblicato il: 29.06.26
Tasto dolente riguarda pure l’utilizzo della CGI che in molti punti ridulta palese, macchinosa e abbastanza marcata e forzata. Come esempio lampante di tale affermazione basta guardare la scena riguardante il flashback che dona i poteri ai due protagonisti (la scena sul percorso innevato e la casa di Hansel e Gretel).
Ottima la colonna sonora del maestro John Williams che riporta le tonalità tipiche del cinema di Spielberg e riesce nuovamente ad accompagnare lo scorrere della pellicola in maniera sublime. Gli archi accompagnano una narrazione serrata e fitta e aumentano l’intensità man mano che si infittisce il mistero legato alla Wardex e agli alieni. Come classico nella musica di Williams, la musica non ha solo una componente tensitiva, ma agisce anche a scopo empatco arrivandona toccare melodie più emotive e contemplative, in linea con il grande messaggio che l’opera cerca du kanciare: adcoltare gli altri, anche quando risulta difficile. La musica segna dunque il passaggio dalla paura per l’ignoto (che caratterizza la Wardex) alla comprensione reciproca (che viene favoreggiata dalle battute finali e dalla resa del personaggio di Colin Firth).
Le orecchie più fini avranno sicuramente notato diversi legami tra la colonna sonora di quest’opera e con le precedenti collaborazioni tra Spielberg e Williams. La colonna sonora sembra legarsi in maniera armoniosa alle prcedenti collaborazioni tra i due e in particolar modo troviamo dei forti legami a Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977) e Minority Report dove in ambi i casi troviamo un forte mix tra il mistero, la meraviglia e la suspance.
Conclusione:
Disclosure Day secondo me non è un completo successo. Spielberg sembra quasi cadere e sforna un film incompleto, ma che aveva un grande potenziale. Risulta spesso troppo superficiale e poco introspettivo, spesso risulta troppo allungato e non trova mai l’incanto giusto.
È un brutto film? No, rimane un’idea interessante, con dei momenti anche molto apprezzabili ed è un prodotto con una forte retorica ai tempi che stiamo vivendo. Ma rimane senz’altro uno dei più deboli nella sua filmografia e probabilmente uno dei meno belli.
Il mio voto: 6.75.



