Una serata al Teatro Sociale di Como nel segno di Čajkovskij, Chačaturjan e Šostakovič per i 60 anni degli Amici della Musica di Cernobbio. Al pianoforte la giovanissima Alexandra Dovgan, dirige: Emmanuel Tjeknavorian.
Ci sono serate che si ascoltano e serate che si vivono. Quella di martedì 13 ottobre al Teatro Sociale di Como, che ha aperto la Stagione concertistica, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. L'Orchestra Sinfonica di Milano, in collaborazione con gli Amici della Musica di Cernobbio, che quest'anno festeggiano il loro 60° anniversario, ha proposto un viaggio nella musica russa tra Ottocento e Novecento: tre compositori, tre epoche e tre linguaggi diversi, accomunati da una forza espressiva fuori dal comune.
Il cuore della serata era il Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in Si bemolle minore op. 23 di Pëtr Il'ič Čajkovskij, una delle pagine più amate dell'intero repertorio. Ed è proprio qui che il concerto ha mostrato il suo lato più sorprendente.
Al pianoforte c'era Alexandra Dovgan, classe 2007, artista in residenza dell'Orchestra Sinfonica di Milano per la Stagione 2026/27 e già protagonista di una carriera internazionale che la porta nelle sale più prestigiose del mondo. Quello che colpisce è il modo in cui orchestra e pianoforte si parlano. Più che un solista accompagnato, si è assistito a un vero duetto, un confronto continuo fatto di slanci lirici, impeto ed energia. In un passaggio in particolare la sala sembrava trattenere il respiro: un momento capace di lasciare a bocca aperta, di quelli che raramente si provano.
Chi, come me, sedeva dal lato opposto della sala e non poteva vedere le mani della pianista, ha potuto comunque seguire ogni sfumatura attraverso il suo volto. Le espressioni di Dovgan raccontavano la musica quanto le note stesse, con una maturità e una consapevolezza tutt'altro che scontate alla sua età. È la conferma di ciò che la sua biografia artistica mette in evidenza: un virtuosismo mai fine a se stesso, sempre al servizio della musica e della sua forza comunicativa.
Dopo una breve pausa, il tempo di portare via il pianoforte, il palco è rimasto alla sola orchestra, che non è stata affatto da meno.
Il programma è proseguito con Aram Chačaturjan, compositore armeno tra le voci più originali della musica sovietica, e con alcune delle pagine più celebri del balletto Spartacus: l'Adagio di Spartaco e Frigia dalla Suite n. 2 e la Variazione di Eghina e Baccanale dalla Suite n. 1. È musica teatrale, che trasforma l'orchestra in uno strumento narrativo.
La chiusura è stata affidata alla Sinfonia n. 9 in Mi bemolle maggiore op. 70 di Dmitrij Šostakovič. Composta nel 1945, dopo le monumentali sinfonie degli anni di guerra, la Nona spiazza le attese di una celebrazione trionfale e sceglie invece la leggerezza e l'ironia: un universo agile, brillante e sottilmente disincantato.
A guidare il tutto, con un'autorevolezza e una sensibilità notevoli, c'era il Maestro Emmanuel Tjeknavorian, Direttore Musicale dell'Orchestra Sinfonica di Milano dal settembre 2024, vincitore del Premio Abbiati come Migliore Direttore d'orchestra e del premio OPUS Klassik, e considerato oggi uno dei direttori più talentuosi della sua generazione. Sotto la sua bacchetta l'orchestra si è espressa con maestosità, senza mai perdere precisione e dettaglio.
Una volta uscito dal teatro mi sono trovato sinceramente felice, con un sorriso stampato sulla bocca che difficilmente se ne è andato. Le aspettative che avevo per questa serata sono state ampiamente superate e non vedo l’ora di tornare ad ascoltare musica così dal vivo.
Un'esperienza magnifica e una serata stupenda. La Stagione non poteva aprirsi in modo migliore.
(testo ispirato a quanto scritto da: teatrosocialecomo.it)
Pubblicato il: 13.10.26
A cura di: Aaron Bachmann
Dalla Russia con passione: Dovgan e Tjeknavorian incantano con l'Orchestra Sinfonica di Milano



