Raissa Avilés è arrivata ieri sera sul palco del LAC di Lugano con Maybe a Concert, e già il titolo prometteva qualcosa di diverso dal classico show di una cantautrice. La promessa è stata mantenuta.
Con questo spettacolo il progetto LA MARIA supera il formato tradizionale del concerto e unisce musica e azione scenica in una struttura aperta. Sul palco si muovono figure riconoscibili e insieme stranianti, come una musicista mariachi sui tacchi a spillo o un cowboy scintillante. Abitano un immaginario che mescola tradizione popolare messicana, varietà, western e cultura pop.
Per tutta l'ora di spettacolo, e ne avremmo volentieri vista un'altra, Raissa lascia il pubblico a bocca aperta. Difficilmente qualcuno in sala si aspettava una cosa del genere. Fin dai primi istanti si vede che è brava tanto nel canto quanto nella recitazione che la accompagna. La sua voce è il centro di tutto il lavoro: non solo strumento musicale, ma pratica che mette in relazione corpo, identità e spazio scenico.
Non sono da meno gli altri due presenti sul palco: il tastierista e Rocco, un personaggio più ibrido che interagisce con il pubblico in modo eccellente.
Nella regia di Raúl Vargas Torres i diversi livelli della performance non si sovrappongono, ma irrompono l'uno nell'altro, rimescolando gerarchie e linguaggi. Le musiche, in gran parte originali e firmate da Raissa Avilés e Balázs Várnai, passano dal folk all'indie con elementi jazz e suggestioni barocche, e trovano la loro unità negli arrangiamenti di Alix Logiaco.
Il risultato è una forma ibrida che, tra ironia e tensione, si interroga sulle possibilità di autonomia artistica e personale dentro sistemi fatti di compromessi e contraddizioni. Un concerto? Forse. Di sicuro uno spettacolo da non perdere.
(testo ispirato a quanto scritto da Luganolac.ch)
Pubblicato il: 01.10.26
A cura di: Aaron Bachmann
Raissa Avilés al LAC: "Maybe a Concert", e forse è molto di più



