Strano, spiazzante, a tratti enigmatico. Ma capace di trascinarti dentro il suo mondo. È questa la sensazione con cui si esce dalla sala del LAC dopo la Coppélia della compagnia AiEP, andata in scena ieri sera a Lugano e scelta per aprire la stagione dei balletti.
Non è uno spettacolo che si lascia guardare con distacco: chiede attenzione, pazienza e un po' di abbandono. AiEP, compagnia pioniera della danza di ricerca applicata alle nuove tecnologie, riprende il celebre balletto ottocentesco e lo proietta nel futuro. La Coppélia originale era un simulacro femminile, costruito dal desiderio maschile e oggetto di proiezione e controllo.
Qui le cose si ribaltano. Coppélia diventa una figura postumana, sensibile e osservatrice, che non cerca più di imitare l'essere umano. Il suo corpo evolve verso un'intelligenza diffusa e non gerarchica, ispirata ai modi in cui le forme viventi si relazionano tra loro.
Ne esce una riflessione sui confini tra corpo, tecnologia e natura. L'intelligenza non coincide più con il dominio, ma con la capacità di ascoltare, entrare in connessione e convivere con il mondo senza distruggerlo.
Il vero elemento di raccordo della serata è il robot presente in scena. Fa da collante tra i danzatori e il pubblico, e finisce quasi per narrare la storia, anche solo attraverso le immagini che evoca.
È lui a dare un appiglio allo spettatore quando il linguaggio coreografico si fa più astratto. Una scelta che rende concreta l'idea al centro del progetto: la tecnologia non come oggetto da controllare, ma come presenza con cui entrare in relazione.
Luci psichedeliche, una musica che accompagna ogni passaggio e immagini proiettate lavorano insieme verso un unico obiettivo: far interagire lo spettatore, quasi spiritualmente, con ciò che accade sul palco.
Più che assistere a un balletto, si ha l'impressione di entrare nell'universo in cui è ambientato. È qui che lo spettacolo dà il meglio di sé.
La trama non è immediata, e nella prima parte si rischia di perdere il filo. Ma una volta compresa, soprattutto nel finale, la storia si ricompone e lascia spazio a un momento piacevole e riflessivo.
La qualità dei danzatori è buona, anche agli occhi di chi, come me, non si considera un esperto del genere. I corpi in scena reggono bene un linguaggio che chiede precisione e allo stesso tempo libertà.
La Coppélia di AiEP non è uno spettacolo per tutti, e non pretende di esserlo. È un'esperienza particolare, a tratti ostica, ma coraggiosa e coerente con l'idea da cui nasce. Come apertura della stagione dei balletti a Lugano, è una scelta che fa discutere. E forse è proprio questo il suo merito.
(testo ispirato a quanto scritto da: luganolac.ch)
Pubblicato il: 15.10.26
A cura di: Aaron Bachmann
Coppélia al LAC: quando la bambola smette di obbedire
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